Il presidio
«Tutta colpa di quel giunto che era stato sostituito»
Parla uno dei dirigenti Snam: «La ditta ha lavorato con la conduttura in funzione perché non si poteva interrompere il servizio. Un politico dopo ha protestato»
MASSA. Si è parlato del giunto dielettrico che ha causato lo scoppio del metanodotto di Tresana. Era il 18 gennaio del 2012 e provocò la morte di un operaio, il ferimento di altre undici persone e trasformò i terreni tutt’attorno in un cumulo di macerie e ceneri. Tra i testimoni un tecnico di Snam, che non era presente al momento dello scoppio ma che conosce perfettamente lo stato di salute di quella conduttura e sa come dovevano comportarsi gli operai che sono intervenuti per cambiare il giunto e impermealizzare l’impianto dove era stato saldato: «Dovevamo intervenire senza fermare l’impianto - ha spiegato - perché non potevamo interrompere la fornitura di gas. Pensate che dopo lo scoppio un politico della zona (il testimome non si ricordava il nome) si era lamentato perché a causa di quell’incidente non poteva accendere il riscaldamento e a casa sua si stava tenendo una festa con 270 invitati. Quello che è successo il 18 gennaio del 2012 è una cosa impensabile, non è mai successa prima e spero non succeda mai più. Almeno fino a quando non andrò in pensione io. Da allora qualcosa è cambiato, si fa più attenzione quando si fanno interventi di questo tipo. Soprattutto è stato deciso di utilizzare escavatori più piccoli per diminuire il rischio di danneggiare i tubi».
Il responsabile di Snam, incalzato dalle domande del pubblico ministero Marco Rappelli, ha ripercorso quella giornata da addetto ai lavori che sapeva cosa dovevano fare gli operai: «Beh la procedura è sempre la solita, compresa la sabbiatura e verniciatura interna dei tubi saldati. Serve per impermealizzare l’impianto».
Alla sbarra, davanti al giudice Giovanni Sgambati, per quell’episodio, tecnici e dirigenti della Snam Rete Gas, della Comis (doitta che aveva avuto in appalto i lavori a Tresana) e della Menna Srl. (l’azienda esecutrice dei lavori): Massimiliano Battisti, 43 anni, di Pesaro, difeso dall’avvocato Giovanni Flora; Marco Luminari, 42 anni, di Grottaglie (Taranto), difeso dall’avvocato Lucio Monaco; Alfeo Goglio, 64 anni, di Melegnano, rappresentato dall’avvocato Fausto Giunta; Francesco Conedera, 54 anni, di Avellino, il cui avvocato è Vito Nicola Cicchetti; Oreste Manna, 66 anni, di Eboli (Salerno), avvocato Cecchino Cacciatore; Daniele Gamba, 42 anni, nato Bergamo, avvocato Fausto Giunta; Luca Schieppati, 51 anni, nato a Milano, avvocato Fausto Giunta. Tutti imputati a vario titolo di omicidio colposo, lesioni colpose e incendio. La conduttura del metano era stata scoperta dalla terra che la ricopriva per alcuni interventi di manutenzione. Il giunto su cui si doveva intervenire era in stato di degrado e per questo era stato cortocircuitato e sostituito, ma per l’accusa non fu questa la causa della rottura e quindi dell’esplosione, bensì una causa esterna che ne provocò la rottura istantanea. In un primo momento sembrava essere stato un colpo dato dalla benna dell’escavatore, poi invece si pensò all’alluvione dell’ottobre 2011. Ma saranno i periti del pm a dire cosa è successo. Nella prossima udienza del 15 novembre.
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