Il Tirreno

Nessuna medaglia ai morti della Torre Piloti di Genova

di Libero Red Dolce
Nessuna medaglia ai morti della Torre Piloti di Genova

L’aveva chiesta il padre della fidanzata di Iacoviello, ma la Marina ha rifiutato «Non ci sono i requisiti di valore o merito, non fu atto di eroismo in mare»

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CARRARA. Non è bastato che morissero mentre facevano il loro dovere, mentre vigilavano sul mare la notte in cui la Jolly Nero li ha sorpresi annegando in un gorgo di acqua e macerie i loro sogni di uomini. Per avere un’onorificenza che ricordi il loro sacrificio ci vuole qualcosa di più evidentemente, la Marina Militare è stata chiara. Pietro Cimino papà della fidanzata del sergente Gianni Iacoviello l’aveva chiesta ma ha ricevuto un rifiuto. Uno sgarbo alla memoria che ferisce chi quella notte ha atteso senza speranza che il mare riportasse a casa sani e salvi quei ragazzi che proprio alla sicurezza di marinai e passeggeri avevano votato le loro vite.

«Lo scorso 6 luglio avevo indirizzato al Presidente della Repubblica, al Ministro della Difesa e al Capo di Stato Maggiore della Marina Militare una lettera nella quale chiedevo come mai alle vittime della Torre Piloti non fosse stata concessa alcuna onorificenza per essere deceduti nell'adempimento del loro dovere a similitudine di quanto avvenuto per la bandiera del Gruppo Operativo Subacquei a riconoscimento dell'opera svolta dai Palombari nella ricerca e recupero delle vittime di quella stessa tragedia.Qualche giorno dopo ricevetti la telefonata dalla segreteria del Ministro della Difesa che mi comunicava che il Ministro aveva molto apprezzato la mia lettera e che avrei avuto risposta», racconta Pietro.

Per tre mesi aspetta, guarda la cassetta delle lettere ma da Roma non arriva risposta. Ieri, invece, ecco la busta con il verdetto. Tremano le mani ad aprirla ma in fondo al cuore vuole sperare che lo stato ricordi quei suoi figli morti senza colpa quella maledetta notte.

Apre la busta e mentre gli occhi scorrono riga dopo riga l’espressione si corruccia, le mani si stringono sul foglio. «Mi viene comunicato che le onorificenze al Valore e al Merito di Marina – racconta sbalordito Pietro – sono state istituite per premiare "gli atti di coraggio diretti a salvare vite umane in mare, a impedire sinistri marittimi o ad attenuarne le conseguenze, le attività e gli studi volti allo sviluppo e al progresso della Marina Militare italiana, nonché le singole azioni di merito caratterizzate dalla spiccata perizia da cui sono derivati lustro e decoro della marineria italiana». Non c’è bisogno di andare oltre. È chiaro, è un rifiuto.

Nel proseguo si spiega che «fermo restando l'estrema e innegabile drammaticità della tragedia senza precedenti, dalla ricostruzione dei fatti non emergono i requisiti per la concessione dell'onorificenza al Valore/Merito di Marina».

Pietro non capisce perché mancherebbero i presupposti. Gianni e i suoi compagni non stavano forse svolgendo il loro dovere? S’interroga, forse c’è qualcosa che gli sfugge. E allora scopre una cosa che lo rende furioso. Un nome, tra quelli che hanno ricevuto l’onorificenza, che non capisce cosa avrebbe fatto più delle vittime del jolly. Una giornalista.

«In sostanza Gianni Iacoviello e i suoi compagni di sventura Marco, Francesco, Giuseppe, Daniele e Davide che nell'adempimento del loro dovere sono morti vigilando su una buona parte del mar Mediterraneo per impedire sinistri marittimi o attenuarne le conseguenze, cosa che non sono riusciti a fare per quella maledetta nave che ha provocato il sinistro marittimo, non meritano alcuna onorificenza a differenza di Donatella Bianchi "Illustre giornalista, scrittrice e conduttrice televisiva" che delizia gli abbonati con la trasmissione Linea blu - Vivere il mare alla quale con il decreto del Ministro della difesa n. 146 del 6 febbraio 2014 è stata concessa la Medaglia d'Oro al Merito di Marina con la seguente motivazione: "Illustre giornalista, scrittrice e conduttrice televisiva di straordinaria professionalità e passione da sempre dedicate a tematiche mirate allo sviluppo della cultura marinara del nostro Paese, legata profondamente al mare e a tutti gli aspetti correlati, dalla tutela dell'ambiente alla difesa delle risorse e del lavoro, ha ripetutamente collaborato con la Marina Militare, in un connubio e una sinergia di intenti di grande spessore nell'ambito della conduzione della trasmissione "Linea blu - Vivere il mare"», racconta spiegando le motivazioni del premio. Non torna per Pietro, la memoria di quegli uomini non meritava lo stesso trattamento?

Ha deciso però di non arrendersi. Continuerà la sua battaglia, dice, e non darà tregua a tutti gli organi dello stato. Perché se la “carenza” di eroismo in quei ragazzi consiste nel non aver non rischiato la vita o salvato quella altrui, allora non capisce cosa bisogna fare perché questi uomini vengano trattati con il rispetto che meritano, almeno dopo la morte.

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