Il presidio
Ex Farmoplant, il giallo delle terre inquinate
A Montignoso sostengono siano arrivate a Cava Fornace, ma secondo il geologo Fialdini sono ancora negli scarrabili nell’area. Attesa per le analisi dell’Arpat
MASSA. Terre inquinate, piene di idrocarburi che si spostano alla luce del sole dagli scarrabili nell’area ex Farmoplant per andare alla discarica di Cava Fornace. Con tanto di autorizzazione dai gestori. Simone Fialdini, geologo del comune di Massa, ha spiegato però che le terre sulle quali la Edison ha effettuato i controlli tramite la società di consulenza Abc Ambiente sono ancora al loro posto. «Si tratta di circa 80 tonnellate – ha spiegato durante la commissione ambiente di ieri – incompatibili con le 250 tonnellate che il Movimento 5 stelle ha denunciato essere arrivate nella discarica di Montignoso».
Qualcosa non torna nemmeno coi numeri. Dai prelievi del 17 agosto nell’ex area Farmoplant era emerso che in uno dei quattro lati dove si era effettuato lo scavo, quello lato mare, il livello di idrocarburi superava i 2.300 milligrammi per chilo. Ben superiore al limite di 750 imposto dalla legge. Tanto che sono state necessarie altre due esportazioni di terreno per farle rientrare nei parametri.
In un campionamento dello studio Ecol risalente al 24 agosto scorso su alcune terre e rocce dell’area ex Farmoplant la quantità di idrocarburi risultava di 182 millgrammi. Al di sotto persino dell’ultimo valore riportato nell’area dopo le due recenti escavazioni per tornare nei parametri a norma di legge.
Tornando alla relazione dell’Abc, commissionata da Edison, si attende ancora il contro esame dell’Arpat. Per quanto riguarda la contaminazione della falda, la più importante da tenere sotto esame,per la perizia di parte si solventi solventi clorurati si troverebbe soltanto nel lato monti. L’inquinamento, insomma, arriverebbe da aree a nord della ex Farmoplant. Quasi a dire: «La Edison non ha responsabilità».
Il consigliere Giorgio Raffi ricorda che le analisi sono di parte. Rimane la questione sulla responsabilità dell’inquinamento. «Nel valutare l’area – spiega Fialdini – bisogna vedere se sono attive anche fonti primarie di inquinamento, la responsabilità della bonifica sarà dell’inquinatore. Farà fede la perizia di Arpat».
Il presidente Nicola Cavazzutti ha fatto rilevare come sarebbe importante effettuare i rilievi sulla base dei dati storici che ha in possesso Arpat e sulla conoscenza delle basi chimiche usate per realizzare certi prodotti alla Farmoplant. Trovati quelli, sarebbe più facile seguire la pista al contrario e individuare chi ha inquinato e in che misura.
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