Il presidio
Referendum, 100 firme per il No che spaccano il centrosinistra
Dall’ex sindaco di Montignoso Narciso Buffoni all’ex presidente della Provincia Osvaldo Angeli, ma ci sono anche gli assessori piddini Berti e Carioli con il presidente del consiglio Ceccotti
MASSA. Dieci ragioni per dire No al referendum costituzionale: c'è tutto un mondo di centrosinistra che ruota attorno al comitato nato a Massa Carrara per salvare la Costituzione italiana dalla riforma del Governo Renzi.
Una sinistra divisa, quella che appare leggendo gli oltre cento nomi che hanno sottoscritto il manifesto del 'no'. Nomi illustri, a partire dall'ex sindaco di Montignoso Narciso Buffoni, primo tra i firmatari, orgoglioso del suo 'no' quanto un altro ex sindaco, Roberto Pucci, lo è del suo 'sì'. Due nomi pesanti della politica, due ex amministratori, tanto vicini in passato agli Arancioni, in Provincia e al Comune di Massa e oggi così lontani. A firmare il manifesto c'è anche l'ex presidente della Provincia Osvaldo Angeli, uomo di partito, fino in fondo, oggi slegato da qualsiasi imposizione dei vertici. Più libero.
Ma se per gli ex è facile schierarsi contro il partito guidato da Renzi, deve esserlo stato meno per altre voci del Pd, come l'attuale vicesindaco di Massa Uilian Berti, l’assessore Gabriele Carioli (oltre all’asssessora Elena Mosti, di Sel) che, inaspettatamente, assieme al presidente del consiglio Domenico Ceccotti e ad altri del gruppo consiliare (Eleonora Biancolini e Sabrina Bertelloni) voteranno no, rappresentanti di quella parte del Pd lontana dalla segretaria nazionale. Per qualcuno questo è un accenno di sfida lanciato al sindaco di Massa Alessandro Volpi che, forse volutamente, ha preferito non fare il leader in questa partita referenziale. Se l'ex sindaco di Massa Roberto Pucci, come detto, si è dichiarato per il 'sì', durante un'intervista rilasciata al nostro giornale, una delle sue fidatissime, la consigliera Gabriella Gabrielli, che lui stesso scelse come 'erede' ai tempi delle ultime amministrative, voterà invece 'no', in rappresentanza di quella fetta di Arancioni sempre più distanti da una possibile alleanza con i Democratici, di cui tanto si vocifera a palazzo in queste settimane.
E poi ci sono rappresentanti di tutti i partiti di centrosinistra: da Rifondazione Comunista, a Sel, passando per i Verdi. Dieci ragioni per dire 'no': "perché si tratta di una legge di revisione costituzionale imposta dal Governo ad un Parlamento formalmente e sostanzialmente delegittimato, in quanto formato sulla base di una legge elettorale dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale; perché la sovranità appartiene al popolo e questa revisione, con la 'cooptazione' dei senatori, la vìola; perché la riforma non elimina il bicameralismo, il nuovo Senato non semplifica né velocizza nulla, anzi, complica tutto; perché il Senato non rappresenta affatto le istituzioni territoriali. La sua rappresentanza è ancora politico-partitica, le sue funzioni restano quelle tipiche di un organo dello Stato e non ha poteri effettivi nell'approvazione di molte delle leggi più rilevanti per l'assetto regionalistico; perché ne deriverà il caos nell'esercizio della funzione legislativa; perché non sono previsti contropoteri interni alla Camera, ma il costituzionalismo è tutt'uno con la limitazione del potere della maggioranza; perché la nomina degli organi di garanzia, quali il Presidente della Repubblica e i membri laici del Csm, stante la irrilevanza numerica dei senatori rispetto ai deputati nel Parlamento in seduta comune, diventa dominio della Camera dei deputati e, quindi, di una minoranza che diventa maggioranza con la nuova legge elettorale; perché grazie all'Italicum, si avrebbe un'investitura quasi diretta, a Presidente del Consiglio, del leader del partito; perché ci restituisce uno Stato centralista, privando le Regioni di autonomia politica e trasformandole in enti amministrativi, senza peraltro eliminare il contenzioso tra Stato e Regioni, che anzi sarà destinato ad aumentare; perché se la partecipazione democratica ha un costo, siamo d'accordo nel pagarlo".
Manuela D’Angelo
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
