Il Tirreno

«Le scogliere sono brutte ma hanno salvato le spiagge massesi»

di Claudio Figaia
«Le scogliere sono brutte ma hanno salvato le spiagge massesi»

I balneari apuani dopo il forum in Versilia: bene il ripascimento, però i pennelli hanno avuto una funzione positiva

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MASSA. “Mai più scogliere, la lotte all’erosione non si fa con strutture rigide sulla costa ma con il ripascimento”. Il messaggio che arriva forte e chiaro dal Forum delle coste e delle acque che si è chiuso nei giorni scorsi a Forte dei Marmi è questo. D’accordo, replicano a distanza i balneari della costa massese, però ricordiamo che le scogliere la loro funzione l’hanno fatto. Brutte (su questo nessuno dissente) e impattanti, le dighe in massi hanno svolto una funzione “tampone” per contenere l’erosione che non va disconosciuta: questa la loro tesi.

La querelle è nota e si trascina da anni. I titolari dei bagni e gli operatori turistici della Versilia hanno sempre contrastato le scogliere realizzate sulla costa apuana, dal Lavello al Cinquale. Un rimedio peggiore del male – sostengono in soldoni – perchè se difendono la spiaggia nel punto in cui vengono costruite, spostano verso sud, cioè verso la Versilia il problema. E a Forte o a Marina di Pietrasanta di vedersi mangiare l’arenile “per colpa” delle scogliere massesi, proprio nessuno ha voglia.

«Io non mi sento di demonizzare le scogliere – dice Itala Tenerani, presidente del Consorzio Riviera Apuana – le barriere frangiflutti hanno avuto una funzione di contenimento dell’erosione che tutti possono vedere. Certo, se si trovano soluzioni diverse, ben vengano. Nel forum di Forte, che ho seguito, hanno portato i loro contributi studiosi e balneari spagnoli e degli Stati Uniti. Ci è stato mostrato come sulla costa di Barcellona il ripascimento funzioni bene. Però a noi altri studiosi avevano spiegato che le scogliere Ma è chiaro che erano le scogliere la soluzione giusta. E poi non tutte le soluzioni sono trasportabili da una realtà all’altra. Il ripascimento, ad esempio, per essere efficace ha bisogno di manutenzione. Cioè: ogni anno o comunque periodicamente si deve portare altra sabbia. La nostra costa è in grado di adottare un modello simile? Ad ogni modo, noi non abbiamo preconcetti e non difendiamo a forza i pennelli di scogli».

Lorenzo Marchetti dei Balneari Cna dice a sua volta: «Non ci deve essere una diatriba scogliere sì, scogliere no. Noi siamo prontissimi a valutare altre forme di difesa della costa. Ma voglio ricordare che quando le scogliere non c’erano gli stabilimenti balneari di Marina di Massa centro finirono letteralmente sott’acqua. Quando si fecero i pennelli un po’ di sabbia è tornata, non bisogna essere tassativi. Sento inoltre dire: neanche un sasso in mare. Bene, ma non possiamo dimenticarci che si ragiona di risorse milionarie per potenziare i porti di Marina di Carrara, Piombino o Livorno. Lo faranno senza neanche uno scoglio in mare? Io credo che non si debbano creare contrapposizioni ma unità di intenti».

E a proposito di unità di intenti, al forum, dove c’erano anche rappresentanti del Ministero dell’Ambiente – si è parlato anche della necessità di uniformare gli interventi per un migliore uso delle risorse. Toscana, Emilia Romagna, Marche, Calabria e Lazio (vale a dire una bella fetta delle regioni a maggiore estensione di spiagge) hanno già trovato un’intesa in questo senso. L’unione fa la forza, si dice. E di forza per fermare l’avanzata del mare ce ne vuole parecchia.

 

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