Il presidio
C’è la prescrizione, salvo evasore
Aveva nascosto 1,5 milioni di euro al fisco. L’indagine è partita nel 2008 ma è andata lentamente
MASSA. Lo avevano scoperto il furbetto quelli della guardia di finanza, accertando l’evasione di un milione e mezzo di tasse per l’anno 2007. Le fiamme gialle apuane avevano controllato e avevano riscontrato anomalie soprattutto sulla fatturazione e sull’iva. Da qui la contestazione e l’invio del fascicolo in procura, dove è partita un’indagine articolata nei confronti dell’imprenditore. Per l’indagato, un cinquantenne massese, si preannunciava una stangata economica, con accertamenti che avrebbero interessato anche altri anni. E soprattutto un processo dove rischiava anche una pesante condanna. A difenderlo l’avvocato Riccardo Balatri. Alla fine niente condanna e niente stangata perché il reato, a causa delle lungaggini della giustizia, si è prescritto. E il giudice Alessandro Trinci non ha potuto fare altro che interrompere il processo perché tanto non c’è più nulla da fare. Se si considera che le contestazioni riguardano la dichiarazione redditi del 2008, quindi interessano il 2007, ecco che sono passati nove anni prima di arrivare alla fine del processo di primo grado. Vero è che i soldi sono stati recuperati, ma è altrettanto vero che il furbetto l’ha fatta franca.
Ma perché? Non è la prima volta che la procura manda al tribunale un procedimento che sta per arrivare al capolinea. Il problema è che i sostituti procuratori sono pochi e fanno fatica a smaltire il lavoro che hanno, soprattutto perché in questi anni ci sono state parecchie indagini importanti che hanno portato via energie: il duplice omicidio di Natale, la faida dei Poggi, le cremazioni fantasma. Come se non bastasse poi già l’organico è ridotto, in più ci sono stati dei trasferimenti che, anche quando i pm vengono sostituiti, lasciano dei buchi temporanei. Quando un magistrato va via non viene sostituito automaticamente, passa del tempo.
Anche l’altro giorno si è scoperto che un altro processo è praticamente morto prima ancora di nascere: quattro persone erano state trovate con un chilogrammo di hashish nell’auto. Probabilmente si trattava di un carico di droga destinato al mercato della riviera apuoversiliese. Era il 2009. E le manette erano scattate per quattro persone. Sembrava l’inizio di un’indagine che poteva scoperchiare chissà quali tipi di traffici che coinvolgevano la Lombardia e l’alta Toscana: con carichi di stupefacente che viaggiavano lungo l’autostrada A12 Genova-Livorno. Così l’inchiesta era iniziata a spron battuto, soprattutto nei primi mesi. Con diversi avvistamenti di vetture sospette e con persone passate ai raggi x. Però, nonostante i sospetti, nessuna prova venne raccolta dagli inquirenti, a parte – è chiaro – quel chilo di hashish che avevano quelle quattro persone che erano state iscritte nel registro degli indagati. Ma in procura nessuno si è deciso ma chiudere il caso, nel frattempo il sostituto procuratore che si era occupato della vicenda è stato trasferito e il fascicolo è passato di mano in mano. Fino a che giovedì è arrivato finalmente in tribunale. Dopo la bellezza di sette anni. Mica un giorno. Ma tutto si prtescrive il 25 novembre.
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