Il Tirreno

Sì alla liberalizzazione: più facile aprire negozi

di Manuela D'Angelo

Sarà possibile avviare attività senza chiedere il cambio di destinazione d’uso Ma è “giallo” in commissione quando arriva la richiesta di rinvio della variante

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MASSA. Il consiglio comunale ha approvato mercoledì sera ha approvato la “variante al piano delle funzioni”, allegata al Regolamento Urbanistico. In sostanza, si tratta della variante che permetterà alle attività commerciali, direzionali e di servizi pubblici di insediarsi indifferentemente in locali già utilizzati per gli uni o gli altri usi, senza che si configuri cambio di destinazione d'uso. Una sorta di liberalizzazione del commercio, che l'amministrazione ha fortemente voluto e promesso, per sbloccare un settore impantanato e far ripartire l'economia.

Ma quella votazione il Pd, o meglio, alcuni consiglieri del gruppo dei Democratici avrebbero voluta rimandarla e hanno tentato di stoppare il documento poche ore prima del consiglio, durante la commissione Urbanistica. È stato un caos, squisitamente politico: alle 15 si riunisce la commissione urbanistica che crede di votare l'atto, ovvero di darne parere positivo o negativo, per poi mandarlo in consiglio comunale, previsto per le 18; il presidente Luigi Turri, a sorpresa, comunica a tutti, però, che l'atto non è più in votazione, perché l'amministrazione ne ha chiesto il posticipo a data da destinarsi. Così viene scritto sul verbale: “Su richiesta dell'amministrazione comunale l'atto verrà rimandato a data da destinarsi”. I consiglieri chiedono spiegazioni, ma Turri non le fornisce. Fabrizio Brizzi degli Arancioni sostiene che non sia possibile ritirare così un atto senza motivazioni e costringe il presidente Turri a mettere in votazione la possibilità di votare l'atto ugualmente, anche se l'amministrazione intende ritirarlo. Si sussegue in pochi minuti una lunga serie di telefonate tra il presidente della commissione e non si sa bene chi e alla fine la maggioranza della commissione – Brizzi (Arancioni), Ricciardi (M5S), Alberti (PD), Cavazzuti (Rifondazione) e Ortori (Articolo Primo)– vota a favore della prosecuzione dei lavori della commissione, come da ordine del giorno; Giovanni Giusti (Pd) vota no, il presidente Turri che si astiene. La commissione, successivamente, approva l'atto con tre voti favorevoli e quattro astenuti e la variazione è pronta ad andare in consiglio comunale, dove poi viene discussa e votata dall'intero consiglio.

Resta il pasticcio in commissione, che, tuttavia, il sindaco Alessandro Volpi minimizza: «L'amministrazione non ha mai chiesto di rimandare la votazione; né io, né l'assessore di competenza. Il presidente Turri forse si è sbagliato. Noi aspettavamo di votare tranquillamente l'atto in consiglio». Pochi minuti dopo arriva la smentita anche del presidente Turri: «Ho sbagliato a scrivere il verbale, non è stata l'amministrazione a chiedermi di non mettere l'atto in votazione, ma alcuni consiglieri del Pd, che fanno parte della commissione attività produttive, per avere alcune spiegazioni dai tecnici, e poter arrivare preparati alla votazione in consiglio». Si aggiunge anche l'assessore alla attività produttive Gabriele Carioli: «Il gruppo consiliare del PD aveva espresso la possibilità di maggiore partecipazione per questo atto così importante e pensavamo che una settimana in più non avrebbe cambiato niente. Non c'è nessuna spaccatura nel Pd. Stiamo parlando del nulla». E infatti, a nulla è servita la richiesta di maggior tempo da parte del gruppo consigliare del Pd.

L'atto è stato votato, ora alla “liberalizzazione” degli spazi commerciali.

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