Il Tirreno

Non è una stazione per disabili

di Libero Red Dolce
Non è una stazione per disabili

La denuncia di Graziana Pacetti : «Ascensori inutili se manca l’assistenza per salire sul treno»

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CARRARA. Immaginate di dover salire su un treno. Per andare da un amico, per raggiungere un appuntamento di lavoro. E di avere di fronte a voi una scala da salire per andare al binario. E ogni gradino di quella scala è altro due metri. Come vi sentireste?

Alla stazione di Carrara-Avenza Rfi annuncia dei lavori. «Consentiranno il collegamento dal sottopasso al primo e secondo marciapiede, per contribuire all’abbattimento delle barriere architettoniche», dice il documento. Per un disabile però il liberare una parte delle ostruzioni senza pensare di rimuovere per intero il problema corrisponde al lasciarlo lì. Intatto.

Già perché alla stazione non c’è un servizio di assistenza che consente ai disabili, una volta giunti sul binario, di essere aiutati a salire sui treni. «C’è a Massa però e questa è la beffa», commenta Graziana Pacetti, che dalla sua sedia a rotelle vede e osserva con uno sguardo che noi non riusciamo ad avere. Una beffa perché a Massa invece mancano gli ascensori. «Così a Carrara-Avenza abbiamo gli ascensori ma poi si rimane sul binario mentre gli altri partono – continua Pacetti –mentre a Massa per arrivare al binario non ci sono gli ascensori. E in ogni caso per avere qualcuno che ti aiuti a salire sul treno devi prenotare ventiquattr’ore prima perché la stazione si deve mettere in contatto con una cooperativa che ha un macchinario che come se fosse un cric ci sali sopra e ti porta sopra il treno», spiega Pacetti.

«Se la stazione non è attrezzata è inutile fare l’ascensore. L’ascensore serve, intendiamoci bene, ma non basta», chiarisce Pacetti.

Ma non finisce qui. Perché non è solo un problema di attrezzature. Racconta quindi un episodio che condensa con un solo esempio tutta l’assurdità di un sistema incompleto. «Ho preso tempo fa un treno da Roma a Massa, una Frecciabianca. Arrivati a Montignoso il treno si è fermato e ha atteso per un po’. Un’amica scherzando mi ha detto: “Di sicuro siamo fermi per colpa tua”. Il colmo è che era davvero così. Avevano deviato il treno sul primo binario, perché altrimenti saremmo arrivati sul secondo dove ci sono le scale e io non sarei potuta andare sulle scale. Quindi abbiamo atteso e poi al binario uno c’erano quelli della cooperativa che mi hanno fatto scendere».

Rimedi cervellotici per una rete di stazioni ancora troppo indietro nel garantire a tutti le stesse possibilità. «Ancora dentro la stazione hanno fatto uno scivolo che anche per un disabile semplicemente avere accesso alla stazione è un problema. È ripido e appena arrivi in cima c’è uno scalino di cinque centimetri», aggiunge Pacetti.

Roba da poco. Cinque centimetri. Ma le ruote sbattono, la gomma rimbalza respinta dall’ostacolo. E la stazione diventa un posto da conquistarsi. «Dovrebbero essere attrezzati i treni, da poter scendere ovunque. All’estero quando c’è un disabile sono i controllori a piazzare una rampa e colmare il divario tra banchina e treno», racconta Pacetti. Soluzioni semplici, senza cooperative da avvisare un giorno prima. E ora immaginate. L’altoparlante annuncia la partenza, le porte si chiudono e davanti a voi degli scalini di due metri. Meglio prendere l’auto oggi. E anche domani.

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