Il presidio
«Acqua garantita a tutti, anche ai morosi»
I 5 Stelle chiedono di inserire il minimo vitale nello Statuto del Comune. E sui riduttori di flusso: li fanno pagare 90 euro
MASSA. Obbligo di garantire il minimo vitale per chiunque, secondo le quantità stabilite dall’organizzazione mondiale della sanità e della salute. E anche secondo il buon senso e la civiltà. Si parla, neanche a dirlo, di acqua, bene pubblico, bene prezioso, ma caro, fin troppo, per i massesi che continuano a protestare per le bollette salate e per i distacchi del contatore. Il Movimento 5 Stelle, tra le tante battaglie portate avanti a più livelli, oggi cerca di partire da un assioma, da quello che considera l’Abc: l’inserimento nello Statuto del comune di Massa di un articolo che preveda l’erogazione dell’acqua dai rubinetti e dalle docce dei massesi, sempre e comunque, secondo il minimo vitale che è stabilito dall’organizzazione mondiale della sanità e della salute. Per far questo sarà necessario emendare l’articolo 11 dello Statuto vigente, in cui si approccia la materia in maniere generica e non esaustiva, secondo quando dichiarato dal presidente della commissione Riccardo Ricciardi, capogruppo del M5S.
«Lo Statuto parla genericamente di acqua come bene primario e bene comune, ma non mette nero su bianco il bisogno dei cittadini di avere acqua nelle loro case, anche se non hanno pagato una bolletta. A noi non interessa la posizione di Gaia - continua Ricciardi - che pare abbia bloccato i distacchi dei contatori in città; noi vogliamo che questo sia un principio di base a prescindere delle decisioni prese dai gestori che si susseguiranno o del colore delle amministrazioni che governeranno. Per questo il minimo vitale deve entrare nello Statuto».
La consigliera Luana Mencarelli aggiunge inoltre che di Gaia non ci si può fidare fino in fondo: «I distacchi dei contatori, ufficialmente, sono stati bloccati soltanto per quei soggetti seguiti dai servizi sociali- spiega - noi abbiamo ancora notizia di gente a cui è stata chiusa l’acqua perché morosi, ma che, non essendo noti ai servizi sociali, non hanno ricevuto la pietà di Gaia. Inoltre sappiamo anche che ad alcune di queste famiglie di indigenti è stato applicato il riduttore di flusso al rubinetto, ma non gratis, con un costo di 90 euro. È un assurdo».
La Mencarelli ricorda al Pd che furono proprio i suoi parlamentari a cassare la legge di iniziativa popolare che chiedeva di far rientrare nella fiscalità generale il costo degli investimenti per alleggerire le bollette anche di Gaia: «Eppure oggi sono loro che si sciacquano la bocca in consiglio comunale con questa richiesta» commenta la consigliera. L’emendamento, che dovrà integrare lo Statuto del comune di Massa, dovrebbe essere discusso e votato durante uno dei prossimi consigli comunale, il 20, il 21 o il 26 ottobre e il Movimento approfitta per tornare alla carica sulla richiesta di un consiglio comunale ad hoc su Gaia: «Lo abbiamo chiesto a giugno- spiega Ricciardi- perché ci sembrava importante chiamare la proprietà, il nuovo presidente, i comitati, i cittadini morosi e l’amministrazione a spiegare insieme cosa sta succedendo a Massa; alla gente dicono che qui abbiamo le bollette più basse della Toscana, forse il problema allora è proprio la Toscana, forse il sindaco dovrebbe intraprendere una battaglia con la Regione e mettersi dalla parte dei suoi cittadini. Comunque il consiglio su Gaia non si farà, perché al momento senza saperne il motivo, la richiesta non è stata accolta. Stanno pensando- conclude Ricciardi - ad un consiglio sul referendum costituzionale. Le priorità dell’amministrazione sono queste».
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