Il Tirreno

Intramoenia, lo squadrone dei 153 dottori

di Chiara Sillicani
Intramoenia, lo squadrone dei 153 dottori

Lavorano nelle strutture dell’azienda sanitaria: visite a pagamento dai 70 ai 200 euro e se paghi non aspetti

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MASSA. Forse, negli ormai lontani anni ’90, il legislatore la parola intramoenia in sanità l’ha introdotta con le migliori intenzioni. Forse. Fatto sta che oggi quella parola piace davvero poco perché nell’immaginario collettivo equivale ad ammettere che per chi ha soldi in tasca la sanità è più efficiente.

Tu hai bisogno di una visita o di un accertamento diagnostico, chiami il centro unico prenotazioni e scopri che, fatte salve le urgenze, devi metterti il cuore in pace e aspettare. E nel caso di eco o risonanze l’attesa sfiora, o addirittura supera, l’anno (322 giorni per un’eco addome, 366 per risonanza con metodo di contrasto). Attacchi la cornetta, digiti un altro numero, quello per prenotare le prestazioni libero professionali in intramoenia, e scopri che la fatidica visita per te c’è eccome. A volte il giorno stesso, a volte un paio di giorni dopo. Però devi pagare e, soprattutto se la tua fascia di reddito è bassa, la differenza tra il costo di quella prestazione e il ticket che avresti pagato al Cup è ben marcata. Così marcata che lo stesso Enrico Rossi, presidente della Regione, recentemente ha proposto l’abolizione dell’intramoenia.

Nell’ex Asl 1 i medici dipendenti dell’azienda che fanno anche la libera professione, all’interno delle strutture sanitarie pubbliche, sono 153. Alcuni - pochi - sono dipendenti di altre Asl, ma prestano la loro attività libero professionale anche a casa nostra. Nella lista degli intramoenisti ci sono 15 cardiologi, 11 ortopedici, 14 medici di chirurgia generale, 7 radiologi. Ma qualsiasi sia la tua patologia, una risposta in regime di intramoenia la trovi sempre perché tra i dipendenti Asl che compaiono sul sito dell’azienda tra chi svolge attività libero-professionale ci sono reumatologi e allergologi, ginecologi ed endocrinologi, pneumologi e andrologi. Oculisti, ematologi, urologi, esperti di malattie infettive, medici di medicina legale. I costi delle prestazioni sono definite da un tariffario: basta un clic sul sito internet dell’azienda per consultarlo. E variano da professionista a professionista. Ciascuno ha i suoi prezzi, differenziati per tipo di visita, eventuale controllo, esami a cui sottopone il paziente (esempio: un elettrocardiogramma) o esami che è chiamato a valutare (esempio nelle consulenze di neuroradiologia). Ma il dato certo è che, indipendentemente dal tuo reddito, la cifra a tariffario devi pagarla. E una visita, qualsiasi sia la tipologia, costa almeno un centinaio di euro. Tranne rare eccezioni in cui il prezzo si aggira sulla settantina. Ma ci sono anche visite - molto conta il profilo del professionista - che la soglia dei 100 euro la superano e raggiungono quota 200. Costi che davvero non sono per tutte le tasche. Ma a prevedere l’intramoenia non è la singola azienda sanitaria: la possibilità di svolgere attività professionale, all’interno delle strutture sanitarie pubbliche, è stata definita e modulata negli anni ’90 con la riforma dell’allora ministro Bindi. Nel momento in cui firma il contratto - per spiegare come funziona - il medico, dipendente Asl, sceglie se avere o meno un rapporto esclusivo con l’azienda e se esercitare la libera professione all’interno delle sue strutture, utilizzando la sua strumentazione o se, finito l’orario di lavoro, erogare in altra struttura, da extramoenista, le prestazioni. Nel primo caso riceve un’indennità, indica la sua disponibilità di orario, discute le tariffe e una parte dei suoi guadagni da libero professionista li versa all’azienda sanitaria. Un vantaggio per la sanità pubblica c’è: trattenere le eccellenze, i nomi importanti, i profili di spessore che, se non potessero esercitare la libera professione in Asl, magari andrebbero altrove. Cosa comunque consentita a patto che il medico rinuncia all’indennità per rapporto esclusivo e alla corsa al primariato. Perché chi è extramoenista primario non può diventare. Tema complicato, come sempre uelli sanitari. Ma l’evidenza rimane: io chiamo, prenoto, non aspetto. Ma pago. E chi non può pagare c’è. Ce ne sono, purtroppo, sempre di più.

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