Il Tirreno

Mobili Orrico, amore per la casa da 5 generazioni

di Aldo Antola
Mobili Orrico, amore per la casa da 5 generazioni

Cominciò tutto Carmelo tra le due guerre e poi la crescita con Pilade, Enrico e Andrea

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MASSA. Mobili Orrico, da quattro generazioni avanti tutta: Carmelo , Pilade , Enrico e Andrea Orrico sono la discendenza diretta che ha portato avanti la O.P. Palazzo del Mobile prima e la O.P. Arredo Srl attuale, ma già in pista ci sono la continuità con i figli di Andrea e Laura Manfredi, Gianmarco di 11 anni e Giulio ( quattro mesi) e parallelamente la sorella di Andrea, Elena con il marito Andrea Faconti che hanno portato Lorenzo (11 anni) e Elena (3). Dunque la Mobili Orrico può già guardare al futuro con ottimismo.

Siamo alla quinta generazione, una dinastia quella degli Orrico che ha guidato una attività con grande impegno e lavoro.

«Ha cominciato nonno Carmelo ( scomparso nel 1958) nel periodo fra le due guerre - inizia il racconto del nipote Enrico, 62 anni attuale gran capo - con una attività di commercio di casalinghi, mobili e un po' tutto quello che serviva per la casa a Borgo del Ponte e non essendoci grandi ambienti disponibili si era organizzato con una stanza al centro del paese e poi tanti piccoli magazzini sparsi fra il Ponte e Santa Lucia. Spesso doveva portare i clienti in giro fra i vari magazzini, magari con l'ombrello e facendo anche slalom fra i molti personaggi storici un po' “alticci” che trovava lungo il cammino, perchè il Ponte, come in tutti i paesi, era ricco di cantine ( è gli scappa un allegro sorriso) unico svago per quei tempi. Il nonno era molto energico, una persona autorevole, cosi doveva essere per poter mantenere in riga una famiglia che comprendeva 13 figli, servivano regole, disciplina e serietà».

Poi Enrico continua a descrivere il proseguo dell'attività.

«Mio padre, Pilade, scomparso nel 2000 a 74 anni, aveva trovato lavoro in esattoria comunale e nei primi tempi aveva iniziato a dare una mano al nonno nel tempo libero facendo viaggi e consegne col camioncino Balilla, poi con l'aumentare del lavoro, si era reso più necessario il suo totale impegno ed entrò a tempo pieno».

Insomma ci sembra di capire che è stata la svolta per il mobilificio?

«Si perchè dopo la guerra si è impennato il mercato del mobilio col ritorno alle attività lavorative dalle cave alla zona industriale ed il babbo ha pensato subito ad una struttura più grande – continua Enrico – in grado di raccogliere in un solo posto le mostre dei prodotti ed è nata l'idea del Palazzo del Mobile ( 1968) al quale ha dato le sue iniziali O.P. Un palazzo di cinque piani per un totale di 2300 metri quadrati tutti adibiti a mostra. E dunque grande possibilità di scegliere per i clienti e vendite in salita».

Che carattere aveva sua padre, come si comportava fra la ditta e la famiglia e gli altri?

«Una persona di pochi discorsi sul lavoro, quando c'era da lavorare, pedalare tutti. Poi quando era il momento adatto gli piaceva scherzare, divertirsi e insomma gli piaceva stare in compagnia».

Sappiamo che era anche uno sportivo generoso...

«E' vero, gli piaceva lo sport – riprende il figlio Enrico - ed in particolar modo il calcio, la Massese e contribuiva alla vita bianconera. Era sempre il primo abbonato ed alla stadio capeggiavano sempre i suoi enormi cartelloni pubblicitari, insomma un bel sostegno». «Personalmente – termina il suo intervento Enrico prima di lasciare la parola ai giovani Andrea e Andrea, figlio e genero – credo che in tutti questi anni abbiamo fatto una ottimo lavoro per la nostra famiglia ma anche per il Borgo del Ponte e molte delle sue famiglie, siamo arrivati ad avere per molti anni una quindicina di dipendenti e dunque famiglie col lavoro assicurato. Poi i tempi sono cambiati ed abbiamo dovuto ridimensionarci».

E qui entrano in ballo le iniziative, gli stimoli, le idee e le intuizioni dei giovani.

«Premettiamo – dice il figlio Andrea – che il nostro bacino di clienti era una parte della città di Massa ma soprattutto i paesi della montagna e fino ad un certo periodo eravamo tranquilli cosi, poi è aumentato la richiesta anche dal resto della città ed oltre, poco dopo abbiamo notato il variare dei gusti, del vivere nella casa e abbiamo anche avuto sentore della crisi in arrivo ed abbiamo virato seguendo il mercato. Prima vendevamo quasi il pezzo singolo, mobili tradizionali. Poi sono cominciate ad apparire sul mercato le nuove produzioni e ci siamo adeguati, adattati e passati ad arredamenti moderni».

In cosa consiste questo passaggio?

«Che ora facciamo tutto a progettazione – dicono un po' insieme i due Andrea – facciamo arredamento di interni , tutta progettazione “interior designer” computerizzato e rendering. I clienti ci forniscono planimetrie e magari gusti e noi facciamo il resto. Insomma ora noi puntiamo molto sul mercato giovane ma naturalmente non abbiamo abbandonato il classico anzi ne curiamo meglio i dettagli».

Il segreto del successo?

«In questo mestiere, come in molti altri, per resistere e andare avanti non basta vendere ma essere anche appassionati del lavoro, curare i clienti prima e dopo e noi per esempio spesso andiamo a rivedere dai clienti il lavoro fatto magari dieci o più anni prima, diamo e magari riceviamo consigli». Insomma avete sempre vissuto in mezzo al legno, il profumo particolare del legno resta impresso anche nelle narici ( ed a conferma di questo mentre parliamo vicino a noi c'è una carrozzina che ospita il piccolo Giulio di quattro mesi, che sia già destinato a continuare?), ma nel tempo libero avete degli hobby, passioni?

«Abbiamo ereditato anche la passione del babbo Enrico – continua il figlio Andrea- che è quella del mare. Un amore immenso, il babbo da sempre è stato velista ed appassionato delle barche a vela, ne ha possedute diverse, ha fatto anche molte gare ed è uno dei fondatori del “ Circolo della Vela” di Marina di Massa, quello situato alla foce del Frigido. Io ho diversificato – dice ancora Andrea – ma solo un po'. Resta grande l'amore per il mare ma alle barche ho sempre preferito il surf, la tavoletta che fa impazzire specialmente quando ci sono onde alte, non importa la stagione, ed in questo ho contagiato anche mio cognato ( che nella scrivania adiacente fa un cenno di assenso)».

E le donne di casa? «La mamma Mariella – dice ancora Andrea Orrico – segue in ufficio con noi la contabilità e naturalmente anche la casa, le nostre mogli invece hanno un altro lavoro, Laura, lavora in uno studio commercialista e mia sorella Elena in uno studio legale. Insomma – termina Andrea – alternative al mobile».

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