Il presidio
Furti di maxi frantoi iniziato il processo
CARRARA. È iniziato in tribunale a Massa il processo scaturito da un’indagine risalente al 2011 su un giro di giro di frantoi per la macinazione del marmo e lavori stradali rubati. Si tratta del’esit...
CARRARA. È iniziato in tribunale a Massa il processo scaturito da un’indagine risalente al 2011 su un giro di giro di frantoi per la macinazione del marmo e lavori stradali rubati. Si tratta del’esito dell’inchiesta chiamata “Giuda Iscariota” condotta dal pm Federico Manotti, a quel tempo alla procura di Massa, e dalla Polizia di Stato che portò all’arresto di quattro persone, accusate a vario titolo dei reati di furto e ricettazione.
Davanti al giudice Alessandro Trinci hanno cominciato a sfilare i testimoni di quella vicenda, un traffico di macchinari del valore complessivo di 430.000 euro.
Le indagini iniziarono a seguito del furto di un frantoio Rimac (mezzo meccanico per frantumare pietre), del valore di 270.000 euro, pesante più di 340 quintali, rubato in un cantiere di Carrara e di proprietà dell’imprenditore spezzino Polo del Santo. Le ricerche del mezzo si sono intrecciate con l'indagine della polizia, che ha scoperto che il macchinario fu trasportato, a bordo di un autoarticolato, fino al porto di Genova dove fu imbarcato, con documenti falsi, su un mercantile diretto in Marocco.
Nel corso delle indagini si scoprì che un altro frantoio, più piccolo, di marca Cams, era stato rubato a Guastalla (Reggio Emilia) nel dicembre 2010. Il mezzo, secondo quanto accertato, fu trasportato con un autoarticolato nei pressi di Crotone e poi portato in un deposito di Camaiore. Gli agenti del commissariato che seguivano la pista, con la collaborazione della Stradale di Bolzano, riuscirono, con un rocambolesco inseguimento in autostrada, ad intercettare e recuperare il mezzo meccanico a pochi chilometri dal confine del Brennero. L’indagine portò all’arresto di Rocco Michele Savella originario di Lesina (Foggia), Michele D'Apote, Fabio De Pieri di 32 anni, e il carrarese Piergiorgio Pedroni. Un quinto uomo, Giuseppe Cardinale, ritenuto la mente del traffico, si trovava già in carcere.
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