Italia
Anziano preso a sputi e colpi di giornale da una baby gang
Carrara, l’episodio vicino piazza Menconi: tre ragazzini colpiscono con un giornale, sputano e offendono un uomo di 74 anni
CARRARA. La voce trema, le palpitazioni continuano, la nausea non concede tregua. Una notte insonne a rigirarsi nel letto, a chiedersi perché tre ragazzini, così giovani da avere solo l’accenno della barba, possano fare male a lui, una vita sulle spalle, una storia di 74 anni. Lui che di quei giovanissimi potrebbe essere il nonno.
Non sa spiegarsi perché lo abbiano fermato, offeso, riempito di sputi, colpito, a suon di giornalate, alla schiena e al collo. Provocato e offeso. Trasformato una serata che avrebbe dovuto essere routine in un inferno.
Sono appena passate le 18 quando l’uomo decide di rientrare a casa, poco distante da piazza Menconi: non è ancora buio e lui è abituato a muoversi a piedi. Sul marciapiede nota tre ragazzini, «avranno avuto 15, forse 16 anni - racconta l’anziano- li ho visto, ma non ho detto una parola». Eppure loro il motivo per incattivirsi lo trovano, lo inventano: «Superata la prima curva, mi hanno aggredito. Avevano arrotolato i giornali a mo’ di bastone, forse un tubo all’interno ne garantiva la rigidità - ipotizza il settantaquattrenne - mi hanno sferrato un primo colpo». Un colpo secco nel sedere. Per far male e umiliare. Poi un secondo colpo al collo. E l’azione è scientifica: «Uno di loro stava davanti a me, l’altro dietro, come a chiudermi. Il terzo assisteva, passivo. Soltanto quando sono rientrato in casa, mi sono chiesto se non stesse filmando quanto mi capitava. So che accade spesso».
Proseguono i ragazzini, impertinenti: «Mi sputavano alle spalle, mi offendevano, mi hanno lanciato un oggetto contro la schiena, forse un sasso». Qualcuno si accorge dell’accaduto, si affaccia dalla finestra, invita i tre a smetterla, ma nulla. L’invito davvero non basta.
E mentre l’anziano chiede perché tanta rabbia, quale educazione abbiano ricevuto, quali siano i loro valori, i ragazzi non demordono: «Dicevo che vorrei conoscere le famiglie che li hanno cresciuti e uno di loro mi ha allungato il telefono, ha cominciato a digitare numeri e mi ha provocatoriamente invitato a parlare con sua madre. Mi ha anche detto di andare a casa sua quando voglio, mi ha assicurato, con lo stesso tono provocatorio, che la porta per me è sempre aperta».
Non mollano di un centimetro, stanno alle calcagna dell’anziano fin quando non raggiunge il cancello di casa e riesce ad entrare: «Li ho visti stupiti quando sono arrivato a casa, forse non pensavano abitassi lì, forse quella è una zona in cui passano spesso e temono che io possa rivederli, identificarli».
Conquistata la sicurezza di casa, l’ansia si scarica: il sudore freddo, i conati, la nausea, le palpitazioni. «Sono stato malissimo, ho problemi cardiaci e ho temuto il peggio». Poi capisce che è colpa della paura e della tensione nervosa: il braccio non fa male, il respiro è sotto controllo. Ma l’ansia non se ne va: «Non sono riuscito a dormire, sono rimasto teso». Teso, ma con il coraggio di denunciare tutto ai carabinieri: «Racconto quanto mi è accaduto, perché l’opinione pubblica sappia. In piazza Menconi passano il tempo molte persone anziane e devono sentirsi al sicuro». E capire che anche dietro un viso giovane può nascondersi il pericolo. Sull’episodio stanno facendo luce i carabinieri per identificare gli autori dell’aggressione e garantire la sicurezza a chi frequenta la centralissima piazza.
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