Il Tirreno

È partita una nuova ondata di sfratti

di Manuela D'Angelo
È partita una nuova ondata di sfratti

In strada ieri quattro famiglie ma la lista è più lunga: si è concluso il progetto con il Comune garante dell’affitto

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MASSA. Uno sfratto esecutivo in via Bergiola, all'interno di una di quelle case che la ex amministrazione di Roberto Pucci aveva deputato a "comune garante". Una famiglia, con a carico un minore, da ieri pomeriggio è fuori casa e dovrà trascorrere le prossime settimane in una struttura protetta, convenzionata con il comune, in attesa di trovare una nuova sistemazione. Sotto il comune, però, sempre ieri pomeriggio, ci sono finite altre quattro famiglie, vicine di casa degli sfrattati, timorosi del loro futuro perché, anche loro, hanno in corso una procedura di sfratto e, secondo i calcoli dell'attuale amministrazione, nei prossimi mesi aumenteranno le famiglie che fino al 2014 hanno goduto del progetto "comune garante", ma che oggi rischiano lo sfratto. La situazione è delicata, seria e spiacevole, perché si para di emergenza abitativa e di soluzioni difficili da trovare. Le famiglie sono state ricevute dall'assessore al Sociale del comune di Massa Alessandro Balloni, accompagnate dal sindacato Sunia, che sta seguendo passo passo la loro situazione. Il progetto, in fase sperimentale, era nato nel 2009 e fu fortemente voluto dall'allora vice sindaco Martina Nardi: fu lei che cercò una soluzione alternativa alla casa popolare per quelle famiglie che di poco non rientravano nei canoni richiesti per l'alloggio popolare, ma che comunque non potevano permettersi un affitto regolare. Il comune stipulò l'accordo con una serie di privati, proprietari di appartamenti sparsi per tutta la città, impegnandosi a pagare gli affitti per 22 famiglie, scelte attraverso un bando di gara. Le famiglie dovettero dimostrare un reddito tale da poter contribuire al pagamento dell'affitto, che consegnavano direttamente in mano al comune. Le cifre variavano a seconda dei casi: 800 euro l'affitto totale che il comune versava al privato a fronte di 300 che ne riceveva dal cittadino; ma c'erano anche affitti da 500, 600 euro e contributi che variavano a seconda delle condizioni economiche di ogni famiglia. Qualche procedura di sfratto fu inviata anche sotto l'amministrazione Pucci, ma a quel tempo esisteva una commissione ad hoc che seguiva tutte le famiglie, i casi particolari, le morosità in corso, cercando di intervenire anche con i servizi sociali o con piani di rientro. Il comune di Massa investì nel progetto centinaia di migliaia di euro. Dal 2014 questi soldi sono mancati e già dal 2013 i morosi risultavano quasi la totalità delle famiglie inserite nel progetto. L'assessore Balloni parla di un ammanco che supera i 50 mila euro, soldi che il comune ha anticipato ai proprietari delle case e che non ha più ricevuto dagli inquilini. Se il progetto è fallito, secondo l'attuale amministrazione, adesso c'è da trovare una soluzione per decine di famiglie, perché gli sfratti continueranno ad accumularsi.

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