Il Tirreno

Stagionali, tutti in coda per la disoccupazione

di Libero Red Dolce
Stagionali, tutti in coda per la disoccupazione

Le occasioni di lavoro, soprattutto nel turismo, questa estate sono aumentate Ma adesso, a contratto scaduto, tocca il complesso iter per ottenere il sussidio

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MASSA. Code ai patronati, code ai centri per l’impiego mentre banconi, spiagge e cucine si svuotano dei lavoratori dei tre mesi, gli stagionali impiegati durante l’estate che ora provano a garantirsi quelle garanzie minime a stagione conclusa.

È tempo di chiedere sussidi di disoccupazione così le fila si ingrossano. Prima si va al centro per l’impiego, che certifica lo status di disoccupato e poi ci si rivolge ai patronati per l’invio telematico della domanda all’Inps. La maggior parte dei contratti sono finiti il 30 settembre e prima di qualche giorno non si può dire a che numero si fermeranno le richieste, ma di sicuro ci sono i dati momentanei di quanti si sono rivolti ai patronati Cgil e Cisl.

Si tratta di oltre settecento lavoratori, in crescita rispetto allo scorso anno e che perciò potrebbero essere di più a conteggio finito. Molto non si sono presentati agli sportelli sindacali ancora, qualcuno ha smesso di lavorare da pochissimo.

In parte si può descrivere come una buona notizia. L’aumento di richieste di sussidi significa un aumento degli occupati rispetto allo scorso anno. Confermato anche dalle tendenze del mercato turismo e degli arrivi in provincia di Massa Carrara testimoniato anche dai dati diffusi di recente dal Comune di Massa. O, ma è un’ipotesi più difficile da verificare, l’emersione di una piccola parte di nero finora nascosta e dunque di lavoratori non contrattualizzati che invece in questa stagione hanno schizzato una firma sui brevi contratti da due, tre o quattro mesi nel mondo del turismo.

Di contro c’è una disciplina , nella nuova Naspi, che fa tornare tutto al vecchio sistema dopo il 2015. «Quando si va a fare il calcolo della durata della Naspi spettante – spiega Roberto Fioravanti, Inca Cgil Massa Carrara –si prende la contribuzione versata negli ultimi quattro anni. Se negli anni precedenti il lavoratore ha già usufruito della Naspi, il periodo di lavoro di Naspi non è utile per la durata».

Detto in soldoni: un lavoratore che fa tre mesi all’anno, come spesso accade agli stagionali, nel 2015 ha avuto la Naspi per intero senza tenere conto delle disoccupazioni percepite negli anni precedenti. «Di fatto se un lavoratore del 2016 ha fatto tre mesi di lavoro – precisa Fioravanti – e ha usufrutio della Naspi nel 2015, 2014 e 2013 lui va a prendere soltanto45 giorni di sussidio, la metà di quanto ha lavorato. La normativa è entrata in vigore nel maggio 2015. Da noi si sono presentati in 408, da metà agosto a settembre. Un leggero aumento, ma si vedrà meglio a fine ottobre».

«La stagione è finita da poco – chiarisce Manuela Nani, della Cisl Fisascat di Massa –sono già comunque arrivate parecchie decine di persone che si sono rivolte al nostro patronato. Le previsioni, guardando quelle dell’anno scorso, credo che debbano crescere. L’anno scorso sono state circa trecento, quest’anno pare proprio che debbano aumentare».

E tra gli stagionali non c’è soltanto chi aspetta la disoccupazione dopo tre mesi di lavoro regolarmente pagato, ma come sempre si annidano situazioni di sfruttamento degli stagionali e di conflitti con i datori di lavoro. «Oltre alle disoccupazioni abbiamo anche parecchie vertenze – aggiunge Nani –per quel che riguarda il rispetto dei contratti sia per il turismo del commercio come dei servizi. Anche queste credo che saranno in crescita, i contratti sono chiusi da pochissimi giorni. Le vertenze riguardano il mancato rispetto di ciò che sul contratto c’è scritto, situazioni che si ripetono anno dopo anno. Finora di vertenza ne sono cominciate circa 20».

Non c’è una continuità sul lavoro, per questo i lavoratori sono in coda per una disoccupazione che almeno qualcosa, ben poco e per poco tempo, tampona. In un clima dove tanti lamentano il giorno di riposo che salta regolarmente, stipendi mai corrisposti, straordinari non pagati. Storie solite e ogni volta odiose, per chi, ogni volta dopo i tre mesi canonici di lavoro, è costretto a mettersi in fila per avere un diritto.

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