Il presidio
Marmo, lo studio Nicoli licenzia i suoi operai
«Cessiamo l’attività in proprio». Sciopero a oltranza dei 4 artigiani-scultori impiegati a Carrara, timori per il futuro di un patrimonio della città
CARRARA. Licenziati. Lo studio Nicoli, il laboratorio di scultura del marmo forse più famoso del mondo, azzera i suoi dipendenti. Li manda a casa tutti, con una lettera di licenziamento consegnata loro ieri a fine mattinata; una lettera firmata da Francesca Nicoli, amministratrice unica dell’impresa, in cui è scritto che “ la ditta si trova nella necessità di dover cessare l’attività in proprio” e che “non è possibile impiegare i lavoratori in altre mansioni, nemmeno di livello inferiore”. E per questo “ringrazia per la collaborazione prestata” e licenzia i quattro operai attualmente in forza.
I quattro operai-scultori, tutti giovani, tra i 26 e i 45 anni, sono sorpresi, amareggiati, scoraggiati. Chiamano il sindacato, la Cgil e scendono subito in sciopero, a oltranza, per chiedere il ritiro dei licenziamenti. Si apre così, con tanto di bandiere rosse che sventolano davanti ai marmi dello studio Nicoli, un’altra vertenza: un’altra ditta taglia (in questo caso azzera) il personale dipendente e punta alla lavorazione “conto terzi” per tagliare i costi e sopravvivere. Per altri lavoratori si prospetta il dramma della disoccupazione, della precarietà, delle tutele che spariscono e con esse tante certezze sul futuro.
Ma la “crisi” ai laboratori artistici Nicoli è qualcosa di più. Gli studi di piazza XVII aprile non sono una “fabbrica” qualsiasi. Da qui non escono marmette o lavandini di marmo. Qui si realizzano sculture. Di artisti di rilievo internazionale. Gli studi Nicoli sono un centro di lavorazione artistica di altissima qualità con un know how che ha pochi eguali al mondo; sono un vanto e un pezzo di storia di Carrara, un simbolo, un “brand” della città – per dirla nel linguaggio dei publicitari – conosciuto in tutto il mondo.
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E il rischio di vederli scomparire, o anche solo ridimensionare, è forte. «I Nicoli – spiega Salvatore Salaro, segretario della Cgil – ci avevano appena presentato un piano per trasformare la società in una cooperativa, formata dagli stessi lavoratori. Ci hanno presentato una bozza di piano irricevibile dal punto di vista organizzativo-normativo ed economico. Poi ecco le lettere di licenziamento. Impugneremo davanti al giudice i provvedimenti». «Sciopereremo a oltranza, fino al ritiro dei licenziamenti», dicono i quattro dipendenti, che riescono a scherzare con la segretaria della ditta, l’unica non (ancora?) licenziata: «Tranquilla, ti paghiamo un caffè con gli ultimi soldi».
Sono giovani, Andrea Franceschi, Diego Zampolini, Ricardo Barsottini e Raffaele Bruzzi. Ma sono tra i migliori operai-scultori sulla piazza, gli ultimi eredi di una tradizione artigiana che a Carrara ha conosciuto stagioni d’oro alle cui mani si affidano scultori provenienti da tutto il mondo. E a diventare “partite Iva” non ci stanno. «Qui arriva il blocco di marmo e noi, partendo dal bozzetto dell’artista, eseguiamo tutte le fasi della lavorazione, fino a consegnare l’opera finita», spiega Andrea Franceschi. «Siamo una bella squadra, con competenze che si integrano, su di noi aveva puntato l’avvocato Nicoli (Carlo, il padre di Francesca, che ha lasciato la conduzione dell’azienda da alcuni anni per ragioni di età ndr.) e adesso ci mandano a casa».
«Altri laboratori si affidano alle lavorazioni in conto terzi. Ma qui si tratta di difendere una tradizione unica. È chiaro che se io sono a partita Iva e chiedo una certa cifra per il mio lavoro, ci sarà sempre qualcuno che si offre a costi minori. E così via in una corsa al ribasso Ma la qualità delle esecuzioni sarà garantita?», Dieo Zampolini.
Passano due turisti, guardano incuriositi, fotografano i busti e le sculture all’ingresso del laboratorio. «Ecco – dice Salaro – gli studi Nicoli sono anche questo: un’attrattiva per il turismo, un patrimonio di storia, arte e saper fare. Non permetteremo che vada distrutto».
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