Meteo
Il Tar dà ragione a Costa «Mai mancata l’agibilità»
Il patron della ditta di smaltimento dei rifiuti ora pronto a chiedere i danni «Penso all’ex sindaca Magnani e ai dirigenti di Comune e Provincia»
AULLA. La ditta Costa ha l'agibilità. Lo ha sancito il Tribunale Amministrativo Regionale di Firenze nel pomeriggio di martedì, accogliendo il ricorso della proprietà contro il Comune di Aulla e la Provincia di Massa Carrara. Per la precisione il ricorso era contro il procedimento amministrativo avviato dal Comune di Aulla in ordine alla conformità urbanistico - edilizia del capannone A dell'impianto di lavorazione dei rifiuti, dal quale era scaturito che la ditta Costa, che opera ad Albiano Magra da 20 anni, non sarebbe stata in possesso dell'agibilità per il capannone in questione. Nel procedimento era stata chiamata in causa anche la Provincia di Massa Carrara ed è anche contro questa che il ricorso è stato vinto. Di conseguenza, partono gli strali di Mauro Costa, patron dell'impresa che porta il suo nome e il suo cognome. Dall'altra parte della linea telefonica, infatti, c'è un Mauro Costa evidentemente soddisfatto, ma anche molto bellicoso per utilizzare un eufemismo.
«"Il Tare ha stabilito che abbiamo l'agibilità - esordisce Mauro Costa - ora chi di dovere dovrà aprire i portafogli e risarcirci dei danni che abbiamo subito da questa storia. Penso all'ex sindaca di Aulla, Silvia Magnani, alla dirigente dell'ufficio urbanistica del Comune di Aulla, architetto Valentina Gatti, e alla dirigente della Regione Toscana, in avvalimento alla Provincia di Massa Carrara, architetto Teresa Zattera. I danni che abbiamo patito, infatti, sono stati d'immagine, ma anche e soprattutto economici, visto che abbiamo perso diversi appalti a causa di questo bailamme. C'è una sentenza di 16 pagine del TAR di Firenze a darci ragione e chi ci ha danneggiato non penserà davvero di passarla liscia», aggiunge Costa, il quale ne ha anche per uno dei leader degli albianesi anti Costa, ovvero Walter Moretti: «Mi ricordo ancora quando diceva che non si dovevano portare i bambini delle scuole dentro la mia impresa perché non avevamo l'agibilità...», sottolinea molto contrariato Mauro Costa. Ma ora, archiviata questa ennesima vittoria di fronte ai giudici amministrativi, l'ultima di una lunga serie, che succede? Inevitabile pensare al futuro e alla possibile riapertura della ditta Costa, chiusa dal 31 luglio scorso, quando il secondo rogo in meno di dieci mesi rese inutilizzabile il capannone in cui si lavoravano carta e plastica, con la conseguenza che attualmente ci sono 50 lavoratori a casa. Abbiamo girato la domanda direttamente a Mauro Costa: «Stiamo adempiendo alle prescrizioni dei Vigili del Fuoco e stiamo ottemperando a quanto prescritto dagli enti preposti, Procura della Repubblica compresa». Di più non dice Mauro Costa, invitando ad interpellare i sindacati per quanto concerne il futuro dei lavoratori, e la sensazione è che ben poco si muoverà fino alle elezioni amministrative aullesi in programma per la prossima primavera. D'altronde, uscendo dal terreno minato delle opinabili considerazioni politiche per passare a quello burocratico e autorizzativo, prima di fare nuovi investimenti sulle strutture colpite dalle fiamme è comprensibile che Mauro Costa necessiti di garanzie e il pensiero in questo caso va al procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale in capo alla Provincia di Massa Carrara. Infine, un'ultima domanda viene riservata, visto che si parlava di soldi, a quanti ne ha spesi la ditta Costa negli anni per fare fronte alle varie cause legali. La risposta di Mauro Costa è quanto mai sibillina: "No comment!".
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google