Il Tirreno

Abiti con fili d’oro per i clienti arabi

CARRARA. La storica sartoria carrarese negli anni '80 arrivò a confezionare abiti per le più importanti personalità come Ronald Reagan, Franck Sinatra o il campione di pesi massimi Sugar Ray Leonard....

2 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. La storica sartoria carrarese negli anni '80 arrivò a confezionare abiti per le più importanti personalità come Ronald Reagan, Franck Sinatra o il campione di pesi massimi Sugar Ray Leonard. E abiti intessuti con fili d'oro per i clienti arabi. Un passato che affonda le sue radici in Inghilterra. Ci raccontano la storia della d'Avenza e di come nacque a Carrara, alcuni ex dipendenti della d'Avenza stessa, oggi dipendenti della Purple srl. Michele Rella, Loriana Zeni, Vera Puntelli e Danilo Sanna, iniziarono molto presto a lavorare alla d'Avenza; in particolare Sanna aveva solo19 anni e conosce bene il passato della storica azienda. Nel 1957, la Abital, la fabbrica di Carrara che confezionava abiti militari venne acquistata da Myron Hackerman, figlio di Salmon, il fondatore della Chester Barrie, fabbrica di Crew, in Inghilterra: la fabbrica venne chiamata D'Avenza. Grazie a questo connubio negli anni, diversi sarti carraresi della d'Avenza furono mandati in Inghilterra presso la Chester Barrie per periodi di formazione; ma i sarti carraresi si rivelarono così bravi che presto la produzione di abiti leggeri che richiedono maggiori abilità, vennero prodotti dalla fabbrica D'Avenza, mentre alla Chester venivano prodotti gli abiti pesanti. Nel 1976 poi, grazie a un accordo con delle banche, il signor Austin Reed rilevò la Chester Barrie e così le 2 aziende, Chester Barrie e D'Avenza si separarono: nacque così il marchio D'Avenza, dato che la fabbrica carrarese, fino ad allora, aveva prodotto i suoi abiti con il marchio inglese Chester Barrie. A quel punto, prese le redini della d'Avenza, con il ruolo di direttore generale, Tony Clay, che fino ad allora aveva ricoperto il ruolo di direttore delle vendite della Chester Barrie, il quale portò la d'Avenza ai successi. Fino a quando però nell'87, per importanti motivi di salute, Tony Clay fu costretto a lasciare ogni incarico nella società. Sei anni più tardi, nel '93 la società, dopo un vano tentativo di salvataggio, falliva. Ciò che rimase venne acquistato dall'imprenditore Renato Cecchi, che però nel 2014 ne cedette il ramo produttivo, mantenendo solo il reparto amministrativo e il marchio, oggi venduti al gruppo biellese Brandamour, il quale, a sua volta, ha affidato la produzione alla carrarese Purple srl. (f.v.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera