Il presidio
Omicidio Taibi, il killer Vignozzi va in Corte d’Assise l’11 novembre
Giudizio immediato per l’ex postino che ha ucciso il maresciallo dei carabinieri davanti a casa Saltata l’udienza preliminare, bastano le prove raccolte dal pubblico ministero Dello Iacono
MASSA CARRARA. Giudizio immediato: Roberto Vignozzi sarà davanti alla corte d’assise l’undici novembre, quando comincerà il processo che vede l’ex postino alla sbarra con l’accusa di omicidio volontario per aver sparato e ucciso il maresciallo dei carabinieri Antonio Taibi. Il pubblico ministero Alberto Dello Iacono ha chiesto (e ha ottenuto) l’immediato al gip Antonia Aracri. Anche perché il legale del portalettere in pensione, l’avvocato Enrico Di Martino, non si è opposto.
La procura ha ritenuto sufficienti le prove raccolte durante le indagini e la confessione dell’omicida che si era consegnato da solo in tribunale a Massa. E così è stata saltata l’udienza preliminare. L’omicidio è avvenuto alla fine di gennaio: Vignozzi si era recato a casa del carabiniere e gli aveva sparato in pieno petto. Una vendetta, così aveva poi dichiarato il responsabile, nei confronti del militare che aveva indagato sui suoi figli. Per il maresciallo non c’era stato nulla da fare. Era caduto a terra, mentre lo sparo aveva portato il terrore in una tranquilla mattinata d’inverno, in via Monterosso a due passi dal vecchio ospedale di Carrara. Dopo la confessione del postino i Ris di Roma avevano effettuato tutti i rilievi sul luogo del delitto: si è proceduto quindi con i testimoni ed erano stati sentiti a più riprese anche i figli di Vignozzi, sottoposti come il padre alla prova dello stub. Il killer nella sua confessione ha sostenuto che le cinquecento pasticche di ecstasy che il figlio Riccardo aveva ceduto a un cliente in realtà gliele avevano date i carabinieri, dopo una trattativa tra Taibi e il giovane. L’Arma voleva incastrare l’altro protagonista di questa vicenda e aveva bisogno di una mano. E Riccardo, fermato meno di un mese prima e trovato con dell’hashish (denunciato a piede libero), era l’esca giusta. Tesi che deve essere supportata dai fatti, come ha promesso di fare Di Martino in aula. Anche perché la ricostruzione è stata bollata come fantasiosa da chi indaga. Avvalendosi degli atti di quella operazione la procura si è fatta un’idea diversa: il maresciallo ha agito correttamente e l’ecstasy era di Vignozzi. Il sostituto procuratore Dello Iacono non ha ritenuto necessario sentire il collega Federico Manotti, che coordinò il sequestro della droga e l’arresto di Vignozzi. Ma in aula si avvarrà esclusivamente delle ordinanze e delle sentenze che caratterizzarono quella operazione del dicembre del 2007.
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