Il presidio
Cattivi odori, Arpat “bacchetta” il Cermec
L’agenzia per l’ambiente: nessuna irregolarità, ma punti critici sì. L’impianto di trattamento rifiuti a Massa può essere migliorato
MASSA. La puzza c’è, ma non si vede. Torna alla mente una delle celebri battute del grande Totò intento a spiegare cosa sia la nebbia, se non fosse che ai tratti comici si mescolano quelli sempre più seri e misteriosi di odori insopportabili che appaiono e scompaiono in lungo e largo, dalla città alla costa, senza sapere da dove provengano, dubbi che hanno scatenato una vera e propria “caccia” alla puzza.
Alle tante segnalazioni, nei giorni scorsi, si è aggiunta quella di un abitante di via Garosi che preferisce rimanere anonimo, ma minaccia di ricorrere alle autorità perché «la puzza ha superato i livelli di tolleranza». Un odore acre, quasi ferroso - spiegano alcuni residenti ad Avenza - stesso giudizio anche in via Bordigona, chi entra e chi esce dalla palestra Spazio Vitale se n’è accorto immediatamente: «Sì, un odore pesante - racconta Alessia Minozzi di fronte dall'edificio - simile a quello del gas». C’è chi addita qualche attività nella zona industriale e la mai sopita paura per l’utilizzo di prodotti chimici, c’è chi addirittura punta il dito sulla raccolta differenziata o sul depuratore - ipotesi questa scartata dalla stessa Gaia Spa che non ha riscontrato anomalie - e infine c’è chi chiama in causa Cermec, l’azienda pubblica che gestisce il trattamento dei rifiuti. La replica è immediata: «Abbiamo adottato tutte le misure per abbattere le maleodoranze derivanti dalla lavorazione dei rifiuti - spiega l’azienda - è evidente che ci sono momenti della giornata, dovuti alla sequenze operative (ad esempio se si sta trattando il materiale organico), in cui nonostante il biofiltro rinnovato a gennaio e nonostante l’utilizzo di prodotti enzimatici che abbattono le sostanze che causano i cattivi odori, possano verificarsi questi fenomeni. Ma per quanto questi odori siano sgradevoli non sono assolutamente nocivi».
Fenomeno quello del fetore che probabilmente viene intensificato dalle temperature ancora alte e dal vento che riesce a spostare i cattivi odori su grandi distanze. Nessuna anomalia, nessun pericolo dunque, ma la puzza rimane. A fare ulteriore chiarezza arriva però l’Arpat che, proprio a seguito delle numerose segnalazione dei giorni scorsi, ha inviato i suoi tecnici nell’impianto di via Dorsale. Secondo l’agenzia che si occupa di controlli ambientali al momento del sopralluogo «erano in corso le normali operazioni di conferimento, trattamento e allontanamento dei rifiuti senza particolari maleodoranze riconducibili alle attività svolte», ma nonostante non siano emerse difformità rispetto alle autorizzazioni alcune criticità ci sono. Tra le prime operazioni messe sotto la lente d’ingrandimento dall’agenzia c’è l’esecuzione a cielo aperto delle attività di carico del compost – ovvero la componente organica dei rifiuti urbani e naturali – i cicli di movimentazione e di stoccaggio effettuati in un edificio aperto nei lati fronte monte e fronte mare predisposto al transito dei camion e delle pale meccaniche e infine l’accumularsi del materiale sotto i nastri che trasportano i rifiuti in uno dei capannoni. Ed ecco la valutazione dell’agenzia: «Si ritiene che le procedure gestionali adottate dall’azienda siano tali da poter comportare, in concomitanza con condizioni meteo sfavorevoli, fuoriuscita di odori molesti, non solo dal perimetro aziendale, ma anche a distanze considerevoli, si segnala quindi la necessità di valutare soluzioni impiantistiche e gestionali più idonee a contenere la fuoriuscita di odori all’esterno, ad esempio aumentando l’aspirazione dei capannoni e l’estensione delle aree coperte e aspirate, creando un collegamento ad un sistema di abbattimento o adottare doppie porte per limitare le operazioni a porte aperte, nell’ottica del miglioramento continuo sempre richiesto per gli impianti». Intanto la caccia al cattivo odore continua e continuano le segnalazioni. La puzza c’è ma non si vede.
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