Il Tirreno

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Mazzi, la famiglia che ha arredato le case dei massesi

di Aldo Antola
Mazzi, la famiglia che ha arredato le case dei massesi

Dalla vecchia falegnameria sull'Aurelia al grande show room di via Catagnina. La storia di un'azienda con il pallino del legno

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MASSA. Luciano Mazzi iniziò a lavorare il legno in un piccolo locale dove spesso doveva invadere l'Aurelia. Oggi il moderno stabile della famiglia è uno dei mobilifici più importanti della provincia.  La “Mobili Mazzi cucine e arredamenti” è la naturale derivazione dalla iniziale “Fratelli Mazzi” che pur mantenendo ora alla guida i fratelli Alberto e Massimo Mazzi è nata dal padre Luciano Mazzi che tutt'ora controlla con orgoglio dall'alto i suoi ragazzi ed interviene sovente a dare suggerimenti. Luciano Mazzi è un signore classe 1935, mente vivissima che viene delegato proprio dai figli a raccontarci la sua storia e quella dell'azienda, “visto che lui ha fatto tutto, sa tutto, ricorda tutto e non gli sfugge mai niente “ dicono in coro i figli Alberto, 51 anni il maggiore, e Massimo 48.

«Era in corso l'ultima guerra – inizia Luciano – ed ero stato mandato, come molti bambini in collegio a Lucca, fuori dalla nostra zona teatro di scontri e bombardamenti. Lì ho imparato il mestiere del falegname. Poi sono tornato, ed ho fatto apprendistato con una ditta milanese che si occupava di arredamenti. Quindi il servizio militare e poi il ritorno. Inizio subito ( circa 1954) in proprio con la falegnameria affittando una stanza sull'Aurelia, vicinissimo alla strada tanto che in alcuni lavori (nel frattempo avevo acquistato una “Combinata”, macchina che fa tutto) – e qui gli scappa una risata – quando dovevamo piallare tavole lunghe arrivavano fin sulla strada e dovevamo farlo quando non passavano auto o camion».

Con sè, il signor Luciano porta il fratello più piccolo, Giuliano, e insieme fondano la “ Fratelli Mazzi”. «Piu tardi ci siamo divisi in accordo perchè lui preferiva un'altra strada, il commercio». Con Luciano ha sempre lavorato la moglie Alberta Bruni, coetanea che oltre a curare casa e famiglia ha continuato a rivestire una parte importante in ditta, nell'ufficio: «Era lei che ci avvertiva degli allarmi, delle lampadine rosse che si accendevano dal punto di vista amministrativo, sconfinamenti o pagamenti o mancati incassi». Poi pian piano, appena l'età lo permetteva, hanno cominciato ad entrare i figli. Alberto ha due femmine, Rebecca 14 anni che studia al liceo classico e Eleonora, 22 anni studia legge a Pisa. Dall'altra parte Massimo ha due maschi, pure studenti, Andrea 19 è all'ultimo anno del classico e Lorenzo, 14 anni ha iniziato lo scientifico. Dunque la terza generazione è partita, l'azienda ha un futuro.

Ma seguiamo la storia. «A Turano sull'Aurelia era impossibile continuare, circa 20 metri quadri, quindi abbiamo trovato un posto lungo la Via di Canalmagro un po' più grande ma anche questa col tempo, con le nostre idee e con l'economia del dopoguerra in enorme espansione presto è diventata insufficiente ed abbiamo trovato questo spazio». «Trovarlo – riprende Luciano – non fu facile, ci siamo riusciti con l'aiuto delle istituzioni ( anni 1965-67) e delle banche, che devo riconoscere in quei periodi erano sensibili a sostenere le piccole imprese. Quel terreno perche era stato espropriato (Luciano ci mostra il documento originale di esproprio) e malgrado l'opposizione dei proprietari ci venne assegnato dal tribunale. Il terreno era solo siepi, abbiamo costruito il primo capannone». Erano i tempi del boom «l’Italia si stava veramente rialzando, uno dei nostri lavori più importanti fu costruire arredamenti con mobili, scrivanie ecc di banche come la Crc di Carrara sede centrale o grandi negozi, oltre alle case. Poi la vera svolta con la Olivetti. La nostra falegnameria era separata dalla fabbrica piemontese soltanto dalla strada. Trovammo un accordo e cominciammo a costruire piani per scrivanie e arredo per uffici ( a Massa la Olivetti non costruiva macchine da scrivere ) e per far questo investimmo in macchine in grado di produrre molto».

«Le macchine che avevamo acquistato per il lavoro della Olivetti producevano moltissimo – riprende Luciano – ed allora ci venne l'idea di sfruttarle per altre cose nostre, per avere alternative in caso di necessità. E subito ho pensato alle cucine, visto l'enorme richiesta che stava aumentando. L'azienda era cresciuta di pari passo, abbiamo rialzato il capannone, sotto sempre falegnameria e laboratorio, sopra le mostre. E poi mi piaceva l'idea di non andar più a costruire in giro, nelle case ma fare una struttura dove produrre nelle otto ore giornaliere». Ed anche qui foto come prove. Poi come avete gestito gli ultimi anni della crisi? “ C'erano le grandi produzione del “miracolo” del nord-est veneto che stavano crescendo enormemente e non potevamo competere anche perchè servivano reti commerciali imponenti, a livello nazionale e oltre. Noi abbiamo saputo accontentarci e stare sul sicuro prima con la Olivetti e le nostre cucine, poi negli ultimissimi anni modificando la struttura. Prima eravamo arrivati ad avere oltre venti dipendenti oltre a noi, poi – continua Luciano - quando ha cessato anche la Olivetti siamo passati ad un altra strategia. Commerciamo sempre tutto, cucine ma ora anche camere, sale e altro ed abbiamo diverse marche che ci riforniscono. Non abbiamo più operai, montatori ed autisti diretti ma abbiamo fatto accordi con altre piccole ditte che sono in grado di servirci per tutto quanto ci serve. Insomma bisogna stare attenti e seguire gli andamenti e le richieste dei mercati».

E il futuro? «Ho due figli che sono maturi e molto abili – termina Luciano – ed ormai viaggiano spediti da soli - io e mia moglie siamo diventati consiglieri, dice ridendo ancora - e sono anche ben assortiti, uno più adatto a seguire la clientela ed i suoi bisogni, l'altro più a progetti e trattative ma pronti anche ad invertire i ruoli”. In attesa della crescita di Rebecca, Eleonora, Andrea e Lorenzo che stanno promettendo bene».

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