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Spara per difendere il suo orto, patteggia due anni
L'artigiano di Massa era accusato di aver sparato tre colpi di pistola a uno straniero, ma non ha confessato
MASSA. Tre colpi di pistola contro un giovane marocchino, Azouz Essadik, e un’accusa pesantissima: tentato omicidio. Per quell’episodio l’artigiano Nino Fialdini, 46 anni, ha patteggiato una pena di due anni, per non dover affrontare il processo. Il suo avvocato, Enzo Frediani, ha ottenuto la derubricazione del reato a lesioni aggravate e così l’imputato ha deciso di chiudere la vicenda senza dover affrontare l’aula. Grazie al patteggiamento è tornato in libertà, dopo alcuni mesi di detenzione domiciliare.
Gli spari risalgono a dicembre scorso. In via Poveromo. Chi ha sparato ha mirato alle gambe del giovane, un ventenne marocchino, e poi è fuggito. Lasciandolo a terra. Ma chi è stato? La versione dei fatti di Fialdini, rispetto all’accaduto, era ben distante da quella del ferito e dei suoi amici. Davanti ai magistrati l’artigiano ha sostenuto con forza che non è stato lui a sparare contro Essadik, si trovava nel suo campo e basta. Di contro c’era la versione del ferito e di un suo amico che aveva assistito alla scena e aveva riconosciuto il sospettato. Fialdini non ha mai negato di essere in quel momento nel campo, aveva sempre detto però di non essere stato lui a sparare. Quello che era emerso dal lavoro degli inquirenti è che nella zona si erano verificati diversi piccoli, ma continui, furti nei campi e negli orti. Episodi che avevano fatto salire non poco la tensione.
Anche Fialdini si trovava nel campo, a quanto pare, attratto da rumori e anche lui in un passato recente aveva subito alcuni furti. Un allevatore della zona aveva denunciato la scomparsa di alcuni agnelli. E i derubati puntavano tutti il dito contro i nordafricani che erano stati visti più volte aggirarsi nei dintorni. Chi ha sparato in via Poveromo ha pensato che Azouz fosse uno di quei ladri. Spari non per uccidere ma per dare una lezione, un esempio. Un movente davvero futile. Soprattutto per un uomo che a parte un episodio davvero marginale non aveva mai avuto nessun tipo di problema con la giustizia.
Fialdini inoltre non aveva porto d’armi e quindi non doveva essere armato. Ecco perché al pubblico ministero Alessandra Conforti ha sempre detto di essere innocente. La pistola in un primo momento non si era trovata, ma poi l’arma era saltata fuori in un cassonetto dei rifiuti a Marina di Massa: si trattava di una calibro 7,65 di fabbricazione (scorso secolo) jugoslava. Da quel revolver, hanno accertato gli inquirenti, sono partiti i colpi che hanno ferito alle gambe, in maniera leggera per fortuna Azouz. Le analisi della scientifica per le impronte e per la balistica hanno portato a dei risultati non univoci. Anche perché poi il medico legale Maurizio Ratti ha detto nella sua relazione che comunque l’extracomunitario non è mai stato in pericolo di vita. E quindi il caso si è ridimensionato.
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