Il Tirreno

Il giocoliere dell’uva che vende il Candia anche a New York

Melania Carnevali
Emanuele Crudeli si diverte ancora con le clavette tra le sue vigne
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Emanuele Crudeli si diverte ancora con le clavette tra le sue vigne

Da artista di strada a produttore di vino: Emanuele Crudeli racconta come ce l’ha fatta. La scelta decisiva e coraggiosa: rilevare l'azienda che stava per chiudere e in cui lavorava

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CARRARA. «Io vivo per lei. Lei magari non vive per me. Ma tornassi indietro rifarei la stessa scelta, perché, oggi, posso dire che è stata azzeccata». La scelta è stata quella di abbandonare tutto, prendere i risparmi di una vita e, in piena crisi economica, investirli nella terra. Precisamente nella viticoltura. Senza finanziamenti pubblici, senza un aiuto: da solo, con cinque ettari di terreno nelle colline del Candia e il futuro che, con la natura, è sempre una lotteria. È quella fatta da Emanuele Crudeli, italo-croato, residente a Carrara da ormai trent'anni. A cavallo tra il 2010 il 2011 ha rilevato l'azienda vitivinicola dove lavorava come operaio, la società agricola Vertici e orizzonti, che era in liquidazione, e dato vita alla sua azienda: Terre Apuane, che adesso, a sei anni di distanza dalla nascita, produce cinque tipi di vino ed esporta anche in America, a New York e a Boston.

Una storia di chi parte da meno di nulla, ma che ci crede talmente tanto da rendere il potenziale reale. «Quando ho saputo che non avrei ricevuto i finanziamenti regionali perché la domanda era sbagliata - racconta - mi è salita l'ansia. Quella di non sapere se ci sarei riuscito o se fossi fallito in un anno perdendo tutto. Però poi, se ci credi, se sei onesto e se lavori duro ce la fai». E ce l'ha fatta, a far crescere un'azienda in piena crisi economica e a valorizzare un prodotto apuano. Prima del 2011 Emanuele ha fatto di tutto. Ha lavorato prima nel settore alberghiero, in giro per l'Europa. Poi, in Scozia, si è buttato nella giocoleria. «Avevo visto un giocoliere bravissimo e mi ero innamorato della sua armonia», racconta.

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Così inizia a girare con i suoi birilli e a guadagnarsi da vivere con l'arte di strada. Una volta tornato a Carrara, nel 2001, fonda insieme a altre cinque persone la Nouvelle Lune, compagnia teatrale con attori, mimi, giocolieri, trampolieri, musicisti, diventata negli anni leader in Italia e anche in Europa nell'arte di strada.

«Ho abbandonato la giocoleria quando è nata mia figlia, che adesso ha 10 anni - racconta - Giravamo sempre e non era più compatibile con la vita di padre. Adesso faccio qualche manifestazione solo per i clienti storici, per rispetto e anche per divertimento». Una scelta sofferta? «No - spiega - Penso le scelte quando arrivano, arrivano; vuol dire che era il momento. Capisco che sono fasi e le vivo come tali. Ogni ciclo della vita si chiude, ma rimane lì. Impara l'arte e mettila da parte non è un detto stupido. Io ora ho la viticoltura, ma volendo potrei tornare nel settore alberghiero o ributtarmi nella giocoleria. Quando nel 2011 l'azienda dove lavoravo stava per chiudere, avevo due opzioni: cercare un'altra azienda dove lavorare o diventare io l'imprenditore. E ho scelto questo».

Così nasce Terre Apuane. Che è un'azienda composta da lui solo: lui si occupa delle vigne, dell'imbottigliamento, delle scelta delle etichette (le realizza l'artista Ottorino Tonelli), dei contatti con i clienti, della commercializzazione. Le sue uve provengono da due vigneti: la Perla e Forma Alta, entrambi sulle colline del Candia a Carrara. Un luogo magico sia per l'uomo sia per l'uva. La specialità del Candia è proprio quella di essere chiuso tra le Alpi e il mare: le montagne proteggono dai venti freddi e dal mare arriva la salinità tipica dei nostri vini. Il lavoro è più duro, tutto manuale, dal momento che nelle strette terrazze di collina non passano trattori. Ma è pieno di soddisfazioni. «Non mi vedo a lavorare nei vitigni dove ci sono filari infiniti e solo filari - dice Emanuele - Invece qui si hanno continui cambi di orizzonte: le montagne e il mare con il suo azzurro sono un respiro per l'anima. E nonostante le fatiche siano maggiori, questo luogo ti permette di stare bene».

Il lavoro di Emanule è ancora più coraggioso e più duro per la scelta di rispettare la natura, escludendo l'uso di diserbanti e limitando al minimo l'uso dei trattamenti fitosanitari. «Non ho mai usato una goccia di diserbante - spiega - perché la chimica nella terra rimane». Questo significa stare sempre nella vigna, tagliare l'erba, curare le piante una a una, come figlie. Anche nella fase di pigiatura e fermentazione la scelta è quella più naturale possibile di usare solo l'uva delle sue vigne. «Le altre aziende producono ogni anno vino con 13 gradi fissi - spiega - ma in natura è impossibile, perché l'uva ogni anno è diversa. Dipende dal sole, dalla pioggia. Io l'anno scorso avevo un vino da 12 gradi e mezzo e quest'anno da 14. Uso solo la mia uva e miei clienti hanno capito e apprezzano. Il coraggio a volte viene anche ripagato se c'è impegno, convinzione». Nelle sue vigne poi l'uva nera è mescolata a quella bianca e le piante storiche sono mescolate a quelle nuove, proprio come i vigneti di una volta.

«Il mio obiettivo iniziale era di fare un buon prodotto e sapevo che era buono avendoci lavorato - racconta - Ma poi anche quello di portare il carrarese a bere il prodotto di Carrara. Perché i carraresi non bevono il vino locale. Ho capito che se non fosse diventato importante non lo avrebbero preso in considerazione». Adesso il suo vino è arrivato anche nel mercato americano. «È un mercato importante - spiega - perché, soprattutto a New York, c'è un consumo di vino pazzesco e a prezzi alla pari con i costi del lavoro manuale. Quindi possono ritenermi più che contento di come sta andando l'attività, a sei anni dalla sua nascita». Ma d'altronde lo scrisse anche Leonardo Da Vinci: "credo che molta felicità sia agli homini che nascono dove si trovano i vini buoni". Come nel Candia.

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