Rifiuti tracciati fino allo smaltimento
Procura, Carabinieri, Forestale, Arpat trovano un’intesa per cercare di mettere fine al traffico illecito della spazzatura
MASSA CARRARA. Tracciare i rifiuti toscani dal produttore fino all'impianto di smaltimento e monitorare le autorizzazioni al trasporto in tempo reale, anche grazie ad una "app" disponibile per le forze dell'ordine.
Queste le novità contenute nel protocollo d'intesa firmato da ministero dell'Ambiente, Camera di commercio di Firenze, procura fiorentina, carabinieri del Noe, Corpo Forestale ed Arpat. Il lancio di questa sperimentazione arriva pochi giorni dopo la scoperta di 45mila tonnellate di fanghi contenenti idrocarburi e metalli pesanti, utilizzati come fertilizzanti in alcuni campi della Valdera e della Valdelsa, tra Firenze e Pisa.
«Nella nostra Regione -spiega il comandante della Forestale fiorentina Luigi Bartolozzi- su 26mila viaggi leciti al giorno di rifiuti sono almeno il doppio quelli illeciti e sono oltre 5 milioni le sanzioni amministrative comminate solo in provincia di Firenze».
Secondo il procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo, però, non ci sarebbe nessun allarme relativo alla presenza della criminalità organizzata. «In Toscana -rassicura Creazzo- non siamo certo nella Terra dei fuochi. Anche se non posso dire se l'inchiesta sullo sversamento dei fanghi industriali sia o meno la punta di un iceberg, la Toscana resta comunque una regione in cui l'attenzione rispetto alla legge è generalizzata».
In realtà, la Toscana ha rivestito un ruolo tutt'altro che marginale nel traffico dei rifiuti tossici. La nostra provincia, in particolare, risulta fortemente coinvolta, poiché i veleni che hanno contaminato le terre campane, contribuendo ad ucciderne tanti abitanti, provenivano anche da Massa-Carrara. Lo dimostra il fatto che nel 1989 l'Assemblea dei cittadini davanti alla Farmoplant avesse scoperto e denunciato alla procura di Massa un traffico illegale di migliaia di tonnellate di fanghi e rifiuti industriali, speciali e tossico-nocivi, che dalla fabbrica massese si dirigeva verso discariche non controllate nel sud Italia, come quelle gestite dalla società Setri di Giugliano (Na). L'esposto in questione, però, venne archiviato.
La conferma che in passato il nostro territorio sia stato un punto di partenza per lo smaltimento illecito di rifiuti arriva anche dalla decisiva testimonianza del pentito di camorra Carmine Schiavone, ritenuto l'amministratore del clan dei casalesi. L'ex camorrista+, morto d'infarto l'anno scorso, aveva parlato alla commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo di rifiuti il 7 ottobre 1997, in un'audizione a porte chiuse divenuta pubblica solo il 31 ottobre 2013, dopo la rimozione del segreto, chiamando in causa anche il territorio apuano. «Nelle discariche del casertano -sosteneva Schiavone- sono finiti anche rifiuti tossici provenienti da Massa-Carrara. Si tratta di veleni come fanghi industriali e scarti di ogni tipo di lavorazione, occultati in scavi abusivi. L'inquinamento riguarda tutta la costa campana ed entro 20 anni gli abitanti di paesi come Casapesenna, Casal di Principe e Castel Volturno rischiano di morire tutti di cancro».
Dichiarazioni shock. Quel verbale, 63 pagine, non conteneva solo l'audizione del pentito, ma anche la copia di alcuni documenti da lui prodotti e già a disposizione della Direzione nazionale antimafia, che riguardavano amministrazioni campane e quella della Provincia di Massa-Carrara. Erano autorizzazioni al trasporto di rifiuti che riportavano in dettaglio anche l'elenco dei camion (con tanto di targa, modello e nomi dei trasportatori) e delle società che portavano i veleni in Campania.
Il racconto dell'ex camorrista prendeva le mosse dal 1988, per descrivere l'avvelenamento di un territorio. «Io, per esempio -ammetteva Schiavone- avevo un camion mio che caricava a Massa-Carrara e a Santa Croce sull'Arno: un 190-38 turbo targato CE 607050. Questi mezzi erano registrati con una delibera, per farli viaggiare tranquilli». Schiavone non nominava direttamente aziende apuane operanti nel campo dei rifiuti, ma il primo dei documenti da lui prodotti ed allegati al verbale della commissione parlamentare di inchiesta era un atto del 1988 con cui l'allora presidente della Provincia di Massa-Carrara, il socialista Ermanno Di Casale, autorizzava la ditta Masan Srl, con sede a Ronchi, alla "raccolta e trasporto di rifiuti speciali", con destinazione finale all'impianto di smaltimento Difrabi di Salvatore Di Francia, ubicato a Pianura, sempre a Napoli, vicino alla riserva naturale degli Astroni.
Un sito accanto al quale, stando alle dichiarazioni di Schiavone, la Difrabi aveva "anche terreni abusivi dove scaricare". Ma il titolare della Masan, Massimo Dami, era anche l'amministratore della Damas Srl, ditta responsabile di aver abbandonato per 15 anni, in via Longobarda a Massa, 2.500 tonnellate di rifiuti tossico-nocivi, rimossi solo nel 2015, ad opera della Provincia, dopo ripetuti sversamenti di liquidi pericolosi in direzione del Cermec. L'autorizzazione provinciale consegnata da Schiavone alla commissione includeva anche l'elenco degli oltre 100 camion impiegati nel trasporto dei rifiuti da Massa a Napoli. Fra essi molti mezzi targati Caserta, Roma, Napoli e lo stesso Tir nominato dall'ex camorrista nel colloquio con i parlamentari.
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