Il Tirreno

Purple produrrà gli abiti D’Avenza, il marchio torna a Carrara

di Francesca Vatteroni
Purple produrrà gli abiti D’Avenza, il marchio torna a Carrara

Una società ha rilevato da Renato Cecchi la storica griffe e punta sulla qualità offerta dal laboratorio apuano

3 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. Un accordo che riporterà la D'Avenza a Carrara, come quando la D'Avenza era la D'Avenza e produceva capi di alta sartoria indossati dai più importanti capi di stato- ricorda l'ex tagliatore della storica azienda di sartoria carrarese, Danilo Sanna, oggi tagliatore e marcatore alla Purple srl, la giovane impresa carrarese, già diventata uno dei fiori all'occhiello nel parterre imprenditoriale del territorio apuano. «Erano gli anni 80 e io in persona tagliai il cappotto in cachemire blu per il Presidente Reagan» ricorda ancora con orgoglio, Sanna, uno delle quattro maestranze provenienti dai laboratori della vecchia D'Avenza (Michele Rella,Loriana Zeni, Vera Puntelli) a cui Marco Brugiotti, l'amministratore della Purple srl si è affidato per il rilancio dell'alta sartoria in terra apuana.

E la scelta di Brugiotti sembra dargli ragione: l'amministratore delegato incassa infatti un importante risultato, frutto di un lavoro improntato alla qualità, dove "2 mm fanno la differenza", come dice lui stesso. Doti riconosciutegli anche dalla nuova proprietà della D'Avenza Fashion, a cui nel luglio scorso l'ottantaquatrenne ormai ex proprietario Renato Cecchi, ha ceduto l'azienda: la biellese Brandamour spa, che ha confermato dunque l'accordo in base al quale gli abiti con il marchio D'Avenza saranno realizzati esclusivamente nei laboratori della Purple.

La Purple aveva infatti già cominciato a realizzare gli abiti della D'Avenza prima della cessione, a febbraio, quando la D'Avenza aveva dovuto interrompere i rapporti commerciali che aveva in corso con un'altra azienda. L'ex direttore della D'Avenza, Tobia Aulisa, preferisce non entrare nel dettaglio sulla natura dei problemi che hanno portato la D'Avenza a cercare altri laboratori di sartoria, limitandosi a spiegare come nell'ambiente già circolasse la voce dell'alto livello qualitativo del prodotto della Purple: «Avevamo bisogno di qualcuno che si occupasse della produzione- racconta Aulisa- visto che dal 2014 la D'Avenza aveva rinunciato al reparto produttivo decidendo di mantenere solo il reparto commerciale e avevo sentito parlare di questo buon prodotto della Purple e poi sapevo che diverse maestranze della vecchia D'Avenza lavoravano lì».

Le prospettive di rilancio fanno ben sperare dunque, tenuto conto che la Brandamour ha messo in piedi un'operazione importante acquistando e riunendo nel proprio gruppo, oltre al marchio della D'Avenza, il Lanificio Luigi Botto e il Lanificio F.lli Ormezzano e progettando di aprire diversi negozi in diverse città straniere. Del resto la Purple srl sta dimostrando una notevole solidità conquistandosi velocemente importanti fette del mercato: si rivolgono infatti ai suoi laboratori case di moda nazionali ed internazionali, dallo stilista fiorentino Simone Righi, alla sartoria Di Veroli, al marchio russo Feru dello stilista Ferutdin Zakirov.

Tant'è che negli ultimi 4 mesi la Purple ha assunto altri 7 dipendenti, portando lo staff dell'azienda, nata solo nel 2014, a 25 unità. Non solo: l'azienda sta partecipando a 3 progetti formativi finanziati dalla Comunità Europea, di cui uno partito in questi giorni, che coinvolgono e coinvolgeranno più di 60 aspiranti sarti.

«Le nostre intenzioni sono quelle di assumere- conferma Brugiotti- perché per la fine di quest'anno produrremo circa 1000/1100 capi ma per il 2017 puntiamo a realizzarne 2000 e siamo in trattative con altre case di moda straniere che ci permetteranno di crescere ancora, per cui abbiamo bisogno di manodopera». Gli fa eco Tobia Aulisa che, in attesa che si definisca il suo ruolo in seguito all'ingresso della D'Avenza nel gruppo biellese, anticipa:«C'è un progetto di rilancio per riportare la D'Avenza allo splendore degli anni '80 e questo si tradurrà senz'altro in posti di lavoro».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino