Il presidio
«Negozi e ristoranti nei parchi pubblici» Minoranza all’attacco
Arancioni e Udc: il Comune consente le attività nelle aree verdi Berti nega: non accadrà mai, le norme urbanistiche lo vietano
MASSA. La bufera sull’ultimo bando per la gestione dei parchi pubblici del comune di Massa non si placa e, anzi, spuntano nuovi timori da parte di alcuni consiglieri, sia di maggioranza che di opposizione. A fare le prime precisazioni sono il consigliere dell’UdC Agostino Incoronato e il rappresentante degli Arancioni Andrea Ofretti, ex assessore all’ambiente e fautore del primo ed unico regolamento comunale del patrimonio verde pubblico e privato, risalente agli anni Novanta e tutt’ora valido. Ofretti ci consegna tutte le carte incriminate. Intanto, il “suo” regolamento, dove la finalità sociale della gestione dei parchi è espressa in maniera palese: «Enti o cittadini - si legge nell’articolo 4- possono richiedere di eseguire strutture finalizzate all’utilizzo comune del patrimonio verde».
Secondo Ofretti questa filosofia sarebbe stata superata da un atto di indirizzo, il secondo documento presentatoci, approvato nel 2014 dalla giunta Volpi, rimasto nel cassetto per due anni, mai sottoposto all’attenzione della commissione Ambiente, in cui l’amministrazione parla di «attività commerciali», «redditività commerciale del gestore», «necessità di inserire il pagamento del suolo pubblico».
Su queste basi, secondo i consiglieri Ofretti e Incoronato, sarebbe poi stato pubblicato l’ultimo bando di gara per l’assegnazione dei parchi pubblici. Ofretti spiega la sua preoccupazione: «Da quello che percepiamo leggendo l’ultimo bando e l’atto di indirizzo, chiunque, assegnatario di una concessione, potrebbe un giorno presentare una Scia e costruire dentro al parco pubblico un negozietto di frutta e verdura, un piccolo ristorante o un campo da tennis, e di fatto lucrare sulla gestione di un bene pubblico, la cui funzione dovrebbe essere esclusivamente sociale». Aggiunge Incoronato: «Alcuni parchi sono stati in passato oggetto di espropri ed inserirci all’interno una attività commerciale potrebbe portare a costosi ricorsi».
In più c’è l’accusa di mancata trasparenza: «Perché l’atto di giunta è rimasto segreto fino ad oggi? Perché alcuni parchi non sono inseriti nell’ultimo bando? E perché le competenze sul verde pubblico sono passate all’improvviso dalla commissione Ambiente a quella dei Lavori pubblici?». Sul fatto che le commissioni abbiano discusso poco dell’argomento parchi, lo dimostrerebbe anche una mail inviata dal presidente della commissione Ambiente Nicola Cavazzuti (Rifondazione comunista) al sindaco e al vicesindaco Uilian Berti, in cui viene lamentato il mancato coinvolgimento della commissione stessa nella stesura del nuovo bando e nei procedimenti che hanno portato a quel risultato. Inoltre, neanche il presidente della commissione Lavori Pubblici, Simone Ortori (Articolo Primo) si era accorto che la competenza sui parchi pubblici era passata dalla commissione ambiente alla sua. Su tutti interviene il vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici Uilian Berti: «Il regolamento sui parchi non è stato modificato e rimane quello che ci ha lasciato in eredità proprio il consigliere Ofretti; l’atto di giunta l’abbiamo firmato nel 2014, per mettere ordine non nella regolamentazione dei parchi, ma nei bandi che ne riguardano la gestione; era un atto pubblico, mai tenuto nascosto. Nessuno di noi ha mai pensato ad agevolare il lucro nella gestione dei parchi, anzi abbiamo puntato su una forte componente sociale. Invito il consigliere Ofretti a leggere i punteggi assegnati dal bando: il 40%, la percentuale più alta, è data a chi conferma questa filosofia e solo il 20% al costo della gestione. Riguardo il cambio di competenze in commissione, mi stupisco, perché uno dei nostri primi atti, appena insediati, fu proprio quello di riorganizzare gli uffici e far passare i parchi sotto i lavori pubblici». Sulle attività commerciali Berti è ancora più categorico: «In nessuno dei parchi privi di chiosco sarà mai possibile costruire una struttura fissa. Lo dicono le norme in materia urbanistica; nessun bando autorizzerà mai a costruire, non ci saranno cambiamenti di strutture. Chi lo fa commette un abuso edilizio; gli unici parchi con il chiosco all’interno rimarranno tali perché così ce li siamo ritrovati». Infine sul numero dei parchi: «Abbiamo diviso i parchi che posseggono un chiosco all’interno, da quelli che non ce l’hanno, perché è ovvio che cambia il costo della gestione. Abbiamo eliminato dal bando il parco del WWF, perché pensiamo necessiti di una convenzione diversa e il parco del Monte di Pasta, perché il suo bando andava sempre deserto, essendo troppo vasto, con troppe piante, tanta manutenzione e un lavoro di gestione, rispetto ad altri parchi, spropositato. Quindi anche in quel caso servirà un altro tipo di accordo tra parti».
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