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Terenzuola, i vini amati in Russia e Usa
Ivan Giuliani ha lasciato la carriera artistica per dedicarsi interamente alla sua azienda vinicola
FOSDINOVO. Dalle luci multicolori delle passerelle di moda e delle piste da ballo, a quella unica e non imitabile del sole, per Ivan Giuliani è passo è stato davvero breve.
Il patron dell'azienda vitivinicola Terenzuola, i cui vigneti si adagiano, sparsi e prolungati, sui verdeggianti crinali che da Caniparola salgono ai piedi del borgo medievale feudo degli antici marchesi Malaspina, ha fatto, ormai da una ventina d'anni, la sua scelta di vita: tornare alla natura, come i suoi avi, dando addio alla vita un po' caotica che i due universi sopra menzionati richiedono d'obbligo, specialmente quello di direzione artistica.
Quindi, dal 1993, Ivan Giuliani (adesso 43enne) ha detto addio a una promettente carriera artistica e ai brillanti studi fino ad allora condotti, passati dagli atenei di Pavia e Pisa presso le facoltà di Economia aziendale.
"Il lavoro nella campagna è una droga - asserisce l'imprenditore - alla quale non si può fare a meno, ma che alla lunga produce risultati, come dimostrato dai 3mila metri quadrati di viti di quell'epoca, agli attuali 23 ettari, due terzi dei quali producono il vermentino e il resto un rosso autoctono. Ho ripreso l'attività condotta un po' per hobby dallo zio Carlo, fratello del babbo, passando così dalla musica e dai bei vestiti, al rumore del trattore e ai panni da contadino. Non male. Sono venuto dalle rive del Lago Maggiore alle coste del mar Tirreno per assolvere quella che considero una sorta di missione e cioè di salvaguardare e potenziare quel patrimonio unico rappresentato dai vitigni"..
Non contento di quanto ha fatto e sta facendo per se stesso, Ivan sta ora trasmettendo il suo stile di vita e modo di pensare al figlio Jacopo, neppure 11enne al al quale cerco di inculcare nella mente che deve e dovrà rispettare l'ambiente dove si lavora e l'opera dei collaboratori e dipendenti".-Già, l'ambiente dove l'azienda Terenzuola trova base, spalmato dalla Piana ortonovove-fosdinovese alle assolate colline della antica contrada Tre Zolle, da cui ha origine, ritiene lo stesso Ivan Giuliani, l'attuale denominazione, appunto Terenzuola. "Forse era una unità di misura - azzarda Giuliani - detta Tre Zolle. Chissà".. Leggenda, realtà e tradizioni agricole si incrociano, ancora una volta, nelle ex Terre Malaspiniane, ricche di ottimi prodotti locali, di buon vino e, appunto, racconti fantastici ma suggestivi, come la presenza di un fantasma femminile nell'austero castello che domina i terreni di Ivan.
Tanto lavoro, impegno e, principalmente, passione, perciò, per coloro i quali si avvicinano o praticano l'attività vitivinicola, in una terra peraltro vocata a ciò, come dimostrano le esportazioni nelle piazze estere che questa e altre aziende "consorelle" conducono ormai da decenni.
Infatti i vini di Terenzuola si posso trovare negli States, in Russia, Singapore, Giappone e, "più vicino" in Danimarca e Gran Bretagna, tanto per fare dei nomi.
La produzione dell'azienda Terenzuola si aggira sulle 180mila bottiglie all'anno, un terzo delle quali vanno infatti all'estero, prodotte dai vitigni che, a raggiera, coprono colline e campi dal confine con Carrara a quello con Sarzana. Ma la mente fertile di Ivan va oltre dato che da qualche tempo ha aperto un "fronte" anche nell'entroterra della Liguria di Levante, vale a dire, geograficamente parlando, con le CinqueTerre, i cui vigneti produco una eccellenza assoluta nell'aromatico e italo universo enologico.
"Non bisogna, o quantomeno si deve smettere di farlo, agire e parlare in termini di campanile - avverte l'imprenditore - dato che i vini non hanno confini strettamente delimitati, specialmente in zone come le nostre dove si incrocia di tutto. Vini di Candia, dei Colli di Luni, della Lunigiana, delle Cinque Terre, a mio modo di vedere devono essere un modello produttivo senza confini demarcati, però frutto di una filiera seguita scrupolosamente, lavorando sodo e in prima persona, non disdegnando di salire su un trattore tra una trattativa commerciale e l'altra, spesso condotta all'estero e nei panni di "general manager" di noi stessi".. Chiara l'allusione alle 15 ore o giù di lì che l'atletico Ivan Giuliani spesso trascorre in sella a macchine di movimentazione agricola.
Lavoro da cui, assieme ai suoi dipendenti e collaboratori (tra cui ama menzionare il "re del basilico", l'amico Marco Nicolini della Piana tra Ortonovo e Marinella), escono le prestigiose etichette del Fosso di Corsano Colli di Luni doc vermentino superiore, del Vigne Basse Colli di Luni doc vermentino, del Merla della miniera canaiolo toscano igt, del Vermentino nero toscano igt, del Cinque Terre sciacchetrà, del Cinque Terre doc bianco, tanto per fare esempi.
Un voluto e ponderato ritorno alla natura, dunque, per un figlio (ora ex?) dell'arte, con parentele variegate in termini di attività accupazionale, come dimostra lo zio Ubaldo, fratello del babbo di Ivan, tecnico della Nasa.
Infine l'appello di Ivan ai colleghi produttori: "Si guarda troppo il nostro orticello. Impariamo a diffondere il credo che in Italia "si deve bere la propria regione" e magari uniamoci a tavola per gettare le basi di una programmazione territoriale e quindi muoverci tutti in manierà un po' più organica".
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