Il Tirreno

I fondi sono troppo grandi Nessuno li vuole in affitto

di Chiara Sillicani

Commercio ko, gli imprenditori chiedono al Comune di consentire frazionamenti Il sindaco: ci sono norme rigorose, ma gli uffici stanno studiando il contesto

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MASSA. Il ragionamento muove da due constatazioni. La prima è che ogni angolo della città è tappezzato di cartelli “Affittasi”: vetrine vuote, luci spente e quelle scritte, sintomo di un commercio che arranca.

Fondi sfitti e palazzi - ecco la seconda constatazione - rimasti vuoti e mai riempiti. Dal gigante di Banca d’Italia in piazza Garibaldi, agli immobili appartenuti alle banche in piazza Aranci. Chi di commercio vive è certo che con quei due dati di fatto tocchi fare i conti, nel tentativo di imboccare la via del rilancio. Tradotto: i grandi palazzi devono essere frazionati, come devono esserlo i fondi con metrature importanti. Così ampi nessuno li vuole perché - con i tempi che corrono - reggere i costi di un’immobile tanto grande è impensabile e altrettanto impensabile è gestire uno spazio commerciale di quelle proporzioni. Risultato: una città che assume i contorni del deserto con strade, e gallerie, in cui i negozi ancora aperti sono eccezione alla regola.

Giuseppe Pieretti, presidente dei giovani imprenditori per Confcommercio, all’idea ha dato la forma della proposta chiedendo al Comune di valutare l’ipotesi frazionamento. Vale a dire: il palazzo o il fondo sono enormi? Tu puoi dividerli. Divisione - si intenda - concessa solo per il settore commerciale. Sì quindi a negozi più piccoli, non ad abitazioni stile cella da convento.

Della proposta il Comune non ne fa una palla di carta da gettare nel cestino perché l’esigenza di sostenere il commercio - parola del sindaco Alessandro Volpi - palazzo civico l’avverte e la condivide. Ma il problema - spiega il primo cittadino - sono le norme in materia urbanistica e di protezione civile. Insomma, per esemplificare, si tratta di capire se frazionando la sicurezza nelle zona a rischio idraulico, incluso il centro città, possa essere garantita. Sicurezza, ma non solo perché a mettere i bastoni tra le ruote ci sono anche gli standard urbanistici. Espressione complessa per dire che se la divisione dei fondi commerciali determina un aumento di negozi, a quell’aumento deve accompagnarsi il parallelo incremento di spazi pubblici, aree verdi e, soprattutto, parcheggi. Insomma, se i negozi aumentano - per proseguire il ragionamento - aumenta l’afflusso di persone, con la conseguente necessità di ulteriori servizi e posti auto. Stesse argomentazioni sul fronte sicurezza: se nella zona in cui si trova il negozio da frazionare, si rileva un rischio idraulico, gestire un flusso più ampio di presenze, potrebbe determinare difficoltà maggiori nella gestione delle emergenze. Basti pensare alle evacuazioni.

Così l’amministrazione, valutata urbanistica e sicurezza idraulica, con il regolamento urbanistico ai frazionamenti ha detto no. Un no a cui è seguita una pioggia di osservazioni: non a caso delle 1.500 presentate parecchie riguardano proprio la possibilità di dividere i fondi.

«Gli uffici - spiega il primo cittadino - quelle osservazioni le stanno studiando con attenzione, stanno vagliando gli standard. Non dimentichiamo che dobbiamo muoverci in un rigoroso ambito normativo». Insomma, le norme sul tema sicurezza idraulica e urbanistica - per parafrasare Volpi - sono rigide e vanno rispettate.

Senza dimenticare che tanti di quei palazzi vuoti rispondono a standard urbanistici vecchi tanto che in molti casi non hanno parcheggi a servizio. Tema complesso, quindi, ma da affrontare per non rischiare un’altra invasione di cartelli “Affittasi”.

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