Il Tirreno

Si sente male di notte ma il telefono è muto da quasi un mese

di Libero Dolce
Nuovo ospedale delle Apuane (foto d'archivio)
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Nuovo ospedale delle Apuane (foto d'archivio)

A Resceto una coppia costretta ad andare al Noa in auto Di notte, senza la rete era impossibile chiamare l’ambulanza

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MASSA. Di notte la febbre sale, sale, bagna la fronte e tutto sembra più cupo e asfissiante. La donna è a letto, sono le conseguenze di un intervento a pancreas e fegato che ogni tanto si fanno sentire e certe volte c’è bisogno di un medico, di cure specifiche. Ma quando il marito alza il telefono la linea è muta, così com’è piatto il segnale di campo del cellulare. Chiamare un’ambulanza è impossibile e come sempre Resceto e i suoi abitanti sono lasciati a se stessi. E andare al Noa in macchina, di notte.

Da 24 giorni in casa non c’è più la linea. Nessuna spiegazione dalla compagnia, sono il silenzio poco rassicurante appoggiando l’orecchio alla cornetta. Le bollette arrivano, ma il segnale non c’è. E va avanti da quasi un mese, nonostante le continue rassicurazioni sul fatto che la linea sarebbe stata ripristinata.

Ci sarebbe da rassegnarsi vista la frequenza con la quale, a turno, gli abitanti di Resceto vengono messi a margine della nostra società iperconnessa e sempre impegnata in una qualche conversazione allo smartphone o al telefono. Ma rassegnarsi non si può, perché a Resceto anche il segnale delle linee per i telefoni cellulari va e viene. E l’isolamento è totale.

Il Monte Tambura lo sovrasta, incorniciandolo in un paesaggio magnifico. E lo chiude, rendendo oltremodo difficile il passaggio delle onde che rendono possibili le comunicazioni. La Via Vandelli pianta le sua radici qui, prima di inerpicarsi su e aprire un passaggio verso Modena. Ai telefoni invece, che viaggiano per aria o sui cavi, ogni breccia all’esterno è negata.

All’inizio del 2015 il Comune, con l’intento di creare una copertura su tutto il territorio comunale, ha varato un piano per le antenne. Eppure l’altro ieri, né il cellulare né la linea di casa funzionavano. Così, passata un’ora mentre le condizioni della signora non miglioravano e la febbre saliva, il marito ha deciso di prendere la macchina e avviarsi verso il Noa, a Massa. Impossibile aspettare ancora a lungo che il telefono facesse il suo dovere, che riuscisse a captare anche una eco lontana di quel segnale.

Ma ciò che più fa infuriare l’uomo è la linea telefonica di casa. «Isolati per 24 giorni, senza la possibilità di telefonare a qualcuno o di ricevere. Non è una cosa che riguardi tutti, siamo quattro o cinque famiglie in questa condizione. Finché non succede nulla sembra che non ci siano problemi, ma l’altro giorno ho dovuto prendere la macchina e accompagnare io stesso mia moglie fino all’ospedale. Ora dirò al mio avvocato di contestare alla compagnia il suo atteggiamento, ma il timore è che possa ricapitare in qualsiasi momento».

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