Il Tirreno

Paolo il veterano: «Non ci sono più i turisti di una volta»

di Luca Barbieri
Paolo il veterano: «Non ci sono più i turisti di una volta»

Da 40 anni in spiaggia, un mito per i bagnanti Bernucci racconta il suo lavoro speciale

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MARINA DI CARRARA. Non ci sono più i bagnini di una volta, si potrebbe dire. Figure di un litorale di altri tempi, icone della spiaggia e dell’estate, punti di riferimento. I tempi sono cambiati e, con loro, anche il lavoro del bagnino, e sono pochissimi quelli che hanno resistito.

È il caso di Paolo Bernucci, da quarant’anni sul mare, uno degli ultimi baluardi. La parte relativa al salvataggio ormai non la gestisce più, a quella pensano le cooperative, ma per tutto il resto, al bagno Excelsior, c’è lui: «Ho provato con lavori più “classici” - racconta - sono geometra, ma il richiamo dei miei ragazzi, del mare, dei bagnanti e dell’aria aperta è sempre stato più forte». Aveva 16 anni, infatti, quando ha iniziato, prima come aiuto bagnino, poi come bagnino vero e proprio, al Zazà, allo Sport, all’Aurora. Poi, nell’estate 1987, è approdato all’ Excelsior. E da lì non se n’è mai andato: quest’anno spegnerà trenta candeline allo stabilimento di Ernestina Vincenzini, dove «mi sono trovato benissimo e dove spero di chiudere la mia carriera», sottolinea lo storico bagnino del litorale carrarese.

Più di una semplice passione: trent’anni nel solito stabilimento, a contatto con i clienti, ha visto intere generazioni e i bambini che giocavano spensierati sulla riva diventare papà. Il patentino da bagnino resta, ma i compiti sono altri: un vero e proprio punto di raccordo tra i bagnanti, oltre al lavoro in spiaggia. «È cambiato tutto - spiega - dalla durata del lavoro stagionale, passato ormai a 4 mesi, rispetto ai vecchi 3, alle abitudini dei clienti, passando per gli arredi del bagno, ai giochi per bambini. Una volta - ricorda - era tradizione che i turisti, soprattutto parmigiani, si intrattenessero con me fin dalla colazione, mi portavano i salumi e i prodotti tipici e poi stavamo insieme mangiando tra una chiacchiera e l’altra», ma adesso «di turisti ben pochi e soprattutto si fermano al massimo per una settimana e menomale che abbiamo i locali». E tra i locali, i “suoi” ragazzi, quelli con cui ha sempre organizzato i giochi sulla spiaggia e i famosi tornei di biliardino, e a cui è legatissimo: «I bambini - continua - anche ora passano da me e mi chiedono magari una conchiglia che mi preparo già in tasca, altri invece ogni giorno mi dicono “Cosa ci dai Paolo oggi?” e io ho sempre qualche cosa, dal ghiacciolo alla caramella. Adesso - puntualizza con un po’ di rammarico - questo tipo di lavoro è sparito. Da una parte c’è il cosiddetto “spiaggista”, dall ’altra il bagnino delle cooperative. A venire meno è tutta la parte relativa al contatto col cliente che è molto importante». E in effetti sono in molti quelli che, mentre chiacchiera, interrompono Paolo per chiedergli qualcosa e lui, sempre sorridente, indica dove trovare un attrezzo, accompagna il cliente all’ombrellone che lui stesso risistema con cura ogni sera. E non appena riesce, tra le molte richieste, ad avere qualche minuto libero si siede al suo ombrellone storico, a riva, dove velocemente si forma il gruppetto di persone, di tutte le età, e inizia la chiacchierata. Ma l’inverno? «L’inverno mi riposo, vado un po’ in montagna, anche quella è una mia passione...».

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