Il presidio
Le nuove navi sono senza pilota: è il futuro
Il drone della Effebi spa potrà servire per la sorveglianza ambientale ma anche per salvare i migranti a largo delle coste
AVENZA. Cosa sono i droni marini che la Effebi andrà a produrre? Imbarcazioni senza pilota, guidati in remoto. La società ha vinto in RTI con Meccano Engineering srl e I.D.S. ingegneria di sistemi un bando promosso dalla Regione Toscana (Prse 2012-2015) aggiudicandosi un finanziamento per oltre 2milioni di euro di durante quinquennale. L’impegno di spesa complessivo per il progetto è molto superiore, oltre 5 milioni e 500 mila euro. Il progetto classificato primo al bando aveva come obiettivo quello di rilanciare, da un punto di vista occupazionale ed economico, le aree industriali di Massa-Carrara, Livorno e Piombino. I droni della Effebi, infatti, saranno prodotti ad Avenza, nel cantiere in viale Zaccagna nr.
Sei i nuovi posti di lavoro che la realizzazione apporterà. «Si trattera di figure altamente specializzate» – spiega Katia Balducci, alla guida del gruppo di cui fa parte la Effebi. L’impiego della tecnologia nei mezzi mobili ha il grande merito di fondere know-how eterogenei e non a caso innumerevoli sono i partner del progetto, tra cui anche l’università di Firenze, il Sant’Anna di Pisa e la Ids ingegneria dei sistemi di Pisa. E’ questa forse la parte più affascinante: il meltin pot di conoscenze.
A che punto siamo? «Stiamo studiando l’intelligenza del mezzo. Ci vorrà ancora un annetto per iniziare a vedere qualcosa»
Perché un drone marino? «Per l’italia è qualcosa di innovativo, ma frequentando fiere di settore all’estero siamo diventati presto consapevoli che questo è il futuro».
Quali funzionalità o potenzialità? «Sarà un’imbarcazione multiforme. Nel progetto sono previste 10 possibili missioni cui il drone potrebbe essere impiegato, dalla sorveglianza del mare, al controllo ambientale contro gli sversamenti e non solo in casi straordinari ma anche per il monitoraggio ordinario; per la difesa in superfice e per il salvataggio dei migranti in mare (Sar) ad esempio».
Ci spieghi meglio.. «Il drone intercetterà a largo delle nostre coste le imbarcazioni e in caso di situazioni di pericolo lancerà delle zattere con segnali luminosi e sonori per cercare di far mantenere la calma ai rifugiati, prestando loro un primo soccorso in attesa delle imbarcazioni di salvataggio». I migranti potranno salire sulle zattere ma non sull’imbarcazione, da qui saranno lanciati messaggi con le istruzioni. Non dimentichiamoci, infatti, che sui droni non ci saranno piloti, tutto sarà fatto dall’intelligenza della macchina.
A proposito di piloti. Che tipo di competenze serviranno a chi guiderà il drone in remoto? «Dovranno avere sicuramente delle competenze di navigazione ma anche capacità informatiche» necessarie – aggiungiamo noi – per prevedere e correggere sul tempo eventuali errori di file. Perché la tecnologia non è infallibile e questa consapevolezza apre una riflessione sulle eventuali responsabilità E su chi dovranno ricadere, in caso di errore del drone: la robotica civile sta crescendo esponenzialmente in un vuoto normativo. «Abbiamo chiesto al Ministero– spiega Katia – visto che è in corso la revisione del codice della navigazione che sia inserita la normativa per questi tipi di mezzi unmanned». Si tratta di questioni non marginali alla luce delle molteplici funzioni di rilevanza civile e internazionale che il drone marino prodotto a Massa sarà in grado di assolvere. (g.r)
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