Il Tirreno

Incendio al bazar gestito da cinesi: le telecamere hanno ripreso i piromani

Incendio al bazar gestito da cinesi: le telecamere hanno ripreso i piromani

Acquisiti i filmati di viale della Stazione prima e dopo il rogo che ha devastato il negozio.

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MASSA. Gli stracci imbevuti di carburante lasciano pochi dubbi, anche se alla squadra mobile restano prudenti in attesa del rapporto dei vigili del fuoco. Ma è come se quel nero su bianco ci fosse già: gli uomini di Antonio Dulvi Corcione hanno parlato con i pompieri che hanno spento l’incendio che ha devastato il bazar cinese di viale della Stazione. Atto doloso è stato e su questa pista si cercano i riscontri. Gli stracci sono stati acquisiti dalla scientifica anche se difficilmente potranno dire più di quello che ha appurato chi ha spento le fiamme, però verranno inviati in un laboratorio per vedere se è rimasta qualche traccia che possa aiutare a identificare chi li ha maneggiati. Sono stati utilizzati a mo’ di miccia, forse come terminale di una sorta di bottiglia incendiaria. Oppure sono stati gettati accesi all’interno del negozio dopo che era stato inondato il pavimento con del combustibile. In ogni modo sono stati toccati da qualcuno e se sono rimaste delle impronte gli esperti dovrebbero riuscire a isolarle.

Ma le maggiori aspettative quelli della mobile le hanno sulle telecamere che si trovano in viale della Stazione. Per questo sono stati acquisiti i filmati girati nella notte tra giovedì e venerdì. In auto o a piedi i piromani (sono almeno due, spiegano gli inquirenti) devono aver fatto dei movimenti che per forza di cose devono essere stati registrati dagli occhi elettronici. E i video saranno di buona qualità allora potrebbe esserci una svolta prima di quanto ci si possa immaginare. Anche se Corcione e i suoi vanno con i piedi di piombo, dato che non esistono indagini semplicI.

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Eppoi perché è il movente a interessare particolarmente gli inquirenti. Perché è stato incendiato il bazar? I proprietari dell’esercizio sono stati convocati in questura venerdì mattina e hanno detto di non aver mai ricevuto minacce, garantendo che l’attività andava davvero bene. Il loro racconto non convince del tutto Corcione, che ha intenzione di risentirli nuovamente tra qualche giorno, dato che ci sono altri aspetti da chiarire. Bisogna capire chi potesse avercela con questa coppia che risiede da tempo a Massa e che non ha mai dato alcun problema alle forze dell’ordine. Due le ipotesi formulate dagli uomini della mobile: un regolamento di conti tra connazionali, altri cinesi che hanno voluto dare una lezione ai due, oppure la concorrenza stufa del ribasso continuo del prezzi che ha deciso di togliere dai piedi l’attività. Ma è la prima ipotesi quella che fa drizzare le antenne a quelli della mobile. E che viene vagliata con massima prudenza, dato che non è il primo caso di incendio a un negozio cinese nella nostra provincia.

Visto che non può essere una coincidenza ecco che non sembra essere un azzardo parlare di racket. Un regolamento di conti tra connazionali. Al bazar Lilai del centro Tuscania di Avenza ci sono stato due roghi negli ultimi tredici mesi. Il secondo dopo che avevano riaperto i battenti da appena un mese, ricostruendo ex novo il loro negozio andato in fiamme nella notte tra il 16 e il 17 marzo del 2015. Il primo poco più di una settimana dopo l’inaugurazione. Era stato un messaggio diretto ai gestori di Lilai. A Massa potrebbe essere successa la stessa cosa. Ed è per questo che la discrezione è massima. (d.d.)

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