Il Tirreno

Gli ambientalisti denunciano: "La cava è stata chiusa ma le ruspe sono ancora a lavoro"

di Melania Carnevali
Una ruspa al lavoro a cava Fratteta (fermo immagine inviatoci da un ambientalista)
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Una ruspa al lavoro a cava Fratteta (fermo immagine inviatoci da un ambientalista)

CARRARA. L’attività estrattiva è stata sospesa dal Parco delle Apuane nei mesi scorsi ma ci sarebbe un video che mostra il contrario

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CARRARA. Una ruspa e un camion, stracolmi di detriti del marmo, si avvicinano al bordo di un ravaneto e, “puff”, buttano giù tutto. Sono i fermi immagine di un video girato venerdì scorso (il 15 luglio) da un ambientalista (che preferisce rimanere anonimo) sul monte Sagro e sul monte Borla, precisamente all'altezza delle cave Vittoria e Castelbaito Fratteta, entrambe situate nel comune di Fivizzano. L’attività estrattiva nelle due cave è stata sospesa dal Parco delle Apuane nei mesi scorsi proprio per l’impossibilità di allontare il detrito dal piazzale di cava, come invece imponeva Arpat. Eppure nelle immagini si vedono anche le ruspe a lavoro in una delle due cave, la Castelbaito Fratteta (l'altra, fa sapere l'autore del video, non era raggiungibile), blocchi che vengono tagliati e camion pieni di marmo pronti a partire. Nonostante il divieto. E nonostante i Comuni di Carrara e Fivizzano, Parco e Provincia abbiamo appena sottoscritto un protocollo per cercare di riaprire il prima possibile le due cave (l'accordo, come noto, prevede la realizzazione di una mini Strada dei marmi da Campocecina, in parte ricalcando la vecchia strada del Morlungo e in parte realizzando una nuova strada).

Il video è diventato adesso materiale di denuncia consegnato lunedì da un gruppo di ambientalisti alle guardie del Parco Alpi Apuane, alla Guardia forestale (che già sta indagando sugli illeciti ambientali alle cave di Massa e Carrara) e ad Arpat. Il Parco conferma che l'attività in quelle cave dovrebbe essere ferma. Ma l'aspetto più grave è sicuramente quello dei ravaneti, vietati dalla normativa regionale. Quegli scatti, in altre parole, immortalano un illecito. Secondo quanto riferito dagli ambientalisti, poi, i detriti del marmo sarebbero stati gettati pure in un canale.

Franca Leverotti, ambientalista di Italia Nostra e del Grig, ha scritto anche una lettera aperta al presidente della Regione Toscana. «È quanto meno sospetto che il Parco non intervenga per imporre il fermo di queste cave che lavorano nonostante la sospensione impartita - accusa l'ambientalista - e, soprattutto, con l'abusivo scarico dei detriti, motivo per il quale è scattata la sospensiva. Il sospetto permane anche qualora il Comune di Fivizzano non si adeguasse alla decisione del Parco. La questione centrale - continua - è tuttavia un'altra e impone una riflessione sull'effettivo perseguimento delle funzioni statutarie del Parco che pare più attento a rappresentare le 70 attività estrattive anziché il mandato di conservazione e valorizzazione delle aree in tutela». Franca Leverotti punta il dito contro il progetto sulla nuova viabilità per le cave del Sagro.

«Ci rassicuri Lei, signor presidente, - scrive - che stanno scherzando. La costruzione di una via di arroccamento in area parco già è concettualmente incredibile, intaccare, poi, un'area vergine per favorire la devastazione del Sagro è paranoico. Se può apparire ridicolo che difendiamo un piccolo fiore come la centaurea del Borla, un endemismo unico al mondo, si abbia almeno contezza di ciò che comporta la costruzione di una nuova strada. Le vie di arroccamento non deturpano solo il paesaggio - continua - ma, soprattutto, producono una devastazione morfologica cioè la distruzione del reticolo idrografico, dei crinali, l'instabilità dei versanti. Ci siamo forse già scordati che questi fattori di rischio accentuerebbero quelli molto gravi che già incombono su Carrara?»

La lettera al governatore Enrico Rossi chiude con un duro attacco al Parco delle Apuane.«Per capire che il lupo è travestito da agnello - scrive - basta leggere le autorizzazioni rilasciate, dove sono indicati continui e numerosi illeciti, o ripescare il ricorso al Tar, contro il divieto di Fosdinovo per i camion, che vide l'opposizione della Provincia assieme a Walton Carrara successori srl e Inerti Muto srl, autotrasportatori legati alla 'ndrangheta».

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