Italia
«La Regione ostacoli la privatizzazione delle cave»
Un ordine del giorno sul tema del marmo e dei beni estimati è stato approvato all’unanimità dall’Arci
CARRARA. «La Regione ostacoli la privatizzazione delle cave». Il tema del marmo e dei beni estimati diventa sempre più nazionale, con un ordine del giorno approvato all'unanimità in seno all'Arci di Roma (sede nazionale dell'associazione). D'altronde, sempre da Roma, dal palazzo della Consulta, arriverà presto una sentenza che potrebbe capovolgere gli equilibri economici, politici e sociali di Carrara: la Corte costituzionale infatti si pronuncerà sulla legittimità dell'abolizione dei beni estimati, ossia delle cosiddette cave private, sancita dalla legge regionale 35.
A impugnare la norma, in particolare l'articolo 32 comma 2, è stato il governo Renzi e a settembre dovrebbe quindi arrivare il verdetto che, di fatto, potrebbe aprire la strada alle privatizzazioni delle cave. Per questo anche l'Arci nazionale si è mosso. L'ordine del giorno è stato presentato da Matteo Bartolini, presidente di Arci Massa-Carrara, insieme a Filippo Sestito e Stefano Carmassi, della commissione nazionale Arci su ambiente, difesa del territorio, beni comuni, stili di vita. Il filo conduttore del documento è l'equilibrio, sempre più precario, fra costi e benefici dell'attività estrattiva.«L'aumento delle morti sul lavoro, il crescente dissesto idrogeologico degli ultimi anni, la distruzione ambientale a ritmi sempre più intensi - si legge - testimoniano come il modello di sfruttamento dei giacimenti marmiferi delle Alpi Apuane sia ormai insostenibile per la popolazione locale. Quel marmo che ha definito un pezzo di storia dell'arte è estratto oggi in quantità e con modalità tali che arricchiscono pochi e pongono problemi alle collettività locali per il presente e per il futuro». L'obiettivo adesso, secondo l'associazione, deve essere quello della riconversione del comparto. «Sarebbe anche possibile - si legge ancora - visto che la storia di quei territori ha consegnato la proprietà pubblica dei giacimenti marmiferi alle popolazioni, i cui rappresentanti istituzionali avrebbero quindi possibilità di mettere in campo un modello alternativo a quello presente. Le resistenze delle lobbies del marmo sono però fortissime - continua - e si sono espresse anche recentemente nel ricorso alla Corte Costituzionale degli imprenditori contro la legge della Regione Toscana che voleva togliere ogni ambiguità sulla natura pubblica di quelle poche cave che essi rivendicando come private». Con il documento, in sostanza, l'Arci si impegna a portare avanti attività in collaborazione con il Coordinamento Apuane («a cui Arci dovrebbe aderire») affinché «l'offensiva privatizzatrice venga respinta». Arci chiede inoltre a Regione Toscana di pronunciarsi «fin d'ora sulla volontà di salvaguardare carattere pubblico delle cave Apuane al di là della pronuncia che la Corte Costituzionale».
Melania Carnevali
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