«Noi lavoratori vessati, siamo allo stremo»
La lettera di un gruppo di operai di Nca: la situazione è sempre più critica, politici e cittadini ci aiutino
CARRARA. «La nostra situazione è sempre più critica, i politici onesti e i cittadini ci aiutino»: lo scrive un gruppo di lavoratori di Nca che rivolto ai vertici della fabbrica aggiunge. «Se l’azienda crede che il denaro sia la medicina per tutto, noi rispondiamo che il lavoro non si compra e non si vende». A fine anno scadono i vincoli sanciti dall’accordo al ministero dello Sviluppo siglato nel dicembre 2012 per mettere nero su bianco il passaggio di Nca dal controllo pubblico (vedi Invitalia) al gruppo di Giovanni Costantino e con l’avvicinarsi di quella data, sale la preoccupazione dei lavoratori. Sì perché ormai da mesi i vertici di The Italian Sea Group parlano di 40 esuberi che, con la fine degli accordi, hanno molte probabilità di diventare veri e propri licenziamenti. Nel frattempo sulla vertenza è calato il silenzio, nonostante il consiglio comunale di Carrara, abbia impegnato l’amministrazione a vigilare sulla vertenza, attraverso l’approvazione di due mozioni nei primi sei mesi di quest’anno. Anche per questo un gruppo di lavoratori del cantiere ha preso carta e penna, per lanciare l’allarme sulla situazione della loro fabbrica: «Il mantenimento dei livelli occupazionali era uno dei vincoli previsti al Ministero» ricordano gli addetti che chiamano in causa la lunga lista di istituzioni coinvolte. «Ministero, Regione, Provincia, sindaco, giunta e gli stessi sindacati non sono in grado di amministrare il bene pubblico e i diritti dei lavoratori?» si interrogano polemicamente i dipendenti di Nca, ricordando che «il non rispetto degli accordi sanciti e documentati è la cancrena del nostro paese, dove il potere e il diritto si basano sul dispotismo di personaggi facoltosi pronti a minacciare querele e ritorsioni che inibiscono chi ha il dovere di difendere le classi più svantaggiate e gli interessi dello Stato». La missiva cita, a mo’ di esempio, la vertenza Eaton, «quando si dava la colpa a una società privata e straniera e si affermava che non si poteva fare di più». Lo stesso sta accadendo, testimoniano i dipendenti, con Nca, «un’azienda dello Stato che ha fatto la stessa fine, anzi i nostri soldi, quelli dei cittadini italiani, hanno fatto la stessa fine perchè quando lo Stato vende al privato un bene pubblico non ci guadagna mai». Nella lettera si parla di «lavoratori vessati anche psicologicamente dal ricatto occupazionale giunti ormai allo stremo tanti hanno preferito accettare denaro piuttosto che denunciare le ingiustizie subite, alimentando così l’omertà e il ricatto e peggiorando la situazione di chi è rimasto in azienda». Di qui l’appello «ai politici onesti, ai comitati e a tutti i cittadini che credono nella giustizia, nella legalità e nel diritto al lavoro»: «se The Italian Sea Group crede che il denaro sia la medicina per tutto – concludono - rispondiamo che il lavoro non si compra e non si vende».
Cinzia Chiappini
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