Il Tirreno

Alluvione ad Aulla: «Non fu colpa degli argini»

di Giulia Rafanelli
Alluvione ad Aulla: «Non fu colpa degli argini»

Si è tenuta un’altra udienza per individuare le responsabilità della tragedia Contro-interrogati i consulenti della Procura. In aula anche il senatore Barani

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AULLA. Aula affollatissima per la seconda puntata del controesame dei consulenti nominati dal Tribunale di Massa nel processo che lentamente sta cercando di capire le cause che hanno scatenato l'onda d'acqua che il 25 ottobre del 2011 inondò Aulla causando anche la morte di due persone: Claudio Pozzi ed Enrica Pavoletti.

I consulenti della Procura, Carla Chiodini, Giovanni Menduni e Riccardo Fanti, erano stati contro-esaminati anche nell'udienza del 14 giugno. In quella data ribadirono che il letto del torrente Magra, anche se fosse stato pulito a dovere e dragato, non avrebbe potuto contenere l'esondazione del fiume. Ieri nell’aula del giudice Giovanni Sgambati, dalle domande del difensore civile del Comune di Aulla e da quelle dell'avvocato difensore di Giovanni Menna (ex dirigente alla difesa del suolo della Provincia), è emerso che i materiali non ortodossi (plastica, detriti, metalli, scarti in generale) con cui era stato costruito l’argine del Magra non possono essere considerati la causa scatenante del crollo. «Una concausa, forse» - hanno detto i consulenti. Anche se gli argini fossero stati fatti a regola d'arte, insomma, l'argine sarebbe crollato comunque. Forse ci avrebbe impiegato più tempo. Questione non da poco per un processo che nella fase dibattimentale non ha mancato di occuparsi anche del sistema di allerta relativo a quel 25 ottobre e dei vari passaggi tra gli enti preposti: dalla protezione civile alla prefettura di Massa Carrara. Ora il dibattimento è in una fase piuttosto "tecnica" perchè si sta concentrando sull'aspetto urbanistico dell'opera fluviale.

Oltre a Menna, sul banco degli imputati ci sono altre 10 persone: altri due dirigenti provinciali Gianluca Barbieri e Stefano Michela; Lucio Barani, ex sindaco di Aulla e oggi senatore (presente ieri in aula), Roberto Simoncini, primo cittadino alla data dell'alluvione, i dirigenti del Comune di Aulla (con competenze nel settore urbanistica, lavori pubblici e protezione civile) Franco Testa, Giuseppe Lazzerini, Mauro Marcelli e Ivano Pepe, l'ex vicesindaco e assessore comunale aullese Gildo Bertoncini e Giovanni Chiodetti, ex assessore comunale alla protezione civile. Agli imputati sono contestati, a vario titolo, i reati di omicidio e disastro colposo. Il legale degli altri due funzionari della Provincia, l’avvocato Roberto Valettini, ha cercato di mettere in risalto la non-rilevanza della cassa di espansione per l'inondazione di Aulla e, di conseguenza, la "non responsabilità della Provincia" di quanto avvenuto. «Della costruzione della cassa di espansione - ha commentato l'avvocato - si è occupata una società, del progetto un'altra società e il collaudo non è mai arrivato alla Provincia per la presa in carico" (nonostante nel verbale fornito dai carabinieri nel corso delle indagini, sia per le Ferrovie dello Stato che per la ditta Pizzarotti, i lavori erano terminati, ndr). I consulenti della procura hanno poi confermato quanto già ribadito in alcune udienze precedenti: troppo il lasso di tempo trascorso tra il crollo della cassa d'espansione e l'esondazione di Aulla. Anche in questo caso, si tratterebbe solo di una concausa. In una delle precedenti udienze avevano anche escluso l'ipotesi che i ponti costruiti lungo il Magra avessero creato una sorta di sbarramento gonfiando l'onda che stava per abbattersi su Aulla.

Ma Allora cosa è andato storto? «Stiamo parlando di un fenomeno straordinario»- hanno sottolineato i consulenti e -aggiungiamo noi - ci vorrà ancora molto tempo per individuare le responsabilità del disastro.

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