Il presidio
La lezione di legalità di Caselli
L’ex magistrato ha conquistato la platea gremita del Biscottificio Dogliani
CARRARA. Sono parole forti, quelle con cui esordisce Margherita Dogliani durante il secondo appuntamento della rassegna culturale Donna Anima e Corpo, nel presentare l'ospite speciale della serata e davanti a una platea gremita: «Stasera parleremo di legalità e di giustizia anche se è difficile affrontare questo tema nel nostro territorio, dove la giustizia sociale è sempre più sfibrata con poveri sempre più poveri e ricchi sempre più ricchi, con una grande corruzione presente nelle nostre amministrazioni, bisogna avere il coraggio di dirlo e con una disoccupazione dilagante, tant'è che di recente la nostra provincia è stata dichiarata zona depressa. Ed è per questo che è importante avere qui sul palco stasera un uomo come Gian Carlo Caselli». Prima dell'arrivo dell'ex magistrato sul palco, l'attore Roberto Alighieri, ha intrattenuto il pubblico con la lettura di testi ironici, con a tema la giustizia. Dopodiché Gian Carlo Caselli è salito sul palco e ha raccontato la sua storia di uomo e di magistrato, ha raccontato "Nient'altro che la verità": il suo libro, testimonianza di 50 anni trascorsi in procura, prima a Torino e poi a Palermo. Ha raccontato della scelta sofferta presa assieme alla sua famiglia, costretta a vivere sotto scorta "tra i mitra" per anni, di chiedere il trasferimento a Palermo, dopo le morti di Falcone e Borsellino; ha spiegato come la mafia esista da oltre 2 secoli per via delle sue relazioni con pezzi della politica, dell'economia, delle istituzioni e, sì, anche della cultura.
Si è anche tolto qualche sassolino dalla scarpa, parlando della legge definita da lui stesso contra personam, che gli impedì la corsa per diventare procuratore nazionale antimafia in quanto, cambiando le regole a gara aperta e ponendo dei limiti d'età che di fatto lo lasciavano fuori dalla corsa, permetteva invece la nomina di Piero Grasso.
Ma soprattutto Caselli ha raccontato come l'illegalità sia causa di un impoverimento colossale nel nostro Paese specificando che: «si calcolano ben 330 miliardi di euro sottratti alla collettività». L’ex magistrato ha infine spiegato come l'illegalità sia una reale fonte di povertà e di come il cittadino e la società civile debbano sensibilizzarsi sempre più su questo tema.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
