Il Tirreno

Tante mani alzate per dire “no” alla strada sul Sagro

di Luca Barbieri
Tante mani alzate per dire “no” alla strada sul Sagro

Un maxi flash mob di protesta ai Prati di Campocecina Catena umana e slogan contro i tir del marmo in città

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CARRARA. Tutti in fila a formare una catena umana. E in centinaia con le mani in alto per dire un bel “no” all'apertura della strada di Murlungo per le cave del Sagro-Borla, ma anche per protestare per il passaggio dei tir in centro città a Carrara e nei paesi a monte.

È andato in scena ieri pomeriggio il flash mob di protesta, organizzato dal gruppo “Ferma la distruzione delle Alpi Apuane”, dopo il concerto di Musica sulle Apuane, ai Prati di Campocecina. E in molti hanno preso parte all'iniziativa a cui, promettono gli organizzatori, seguiranno altre, in zone diverse, per far riflettere sull'argomento.

I perché della protesta, gli organizzatori del raduno, li avevano quindi spiegati in modo dettagliato nei giorni scorsi.

«La nuova via d’arroccamento – spiegava infatti il comunicato dell'associazione – realizzerà la saldatura del bacino marmifero industriale di Carrara con quello situato all'interno del Parco, favorendo un nuovo assalto a quest'area protetta. In attesa della sua realizzazione (che resta del tutto indeterminata), il sindaco di Carrara, senza passare dal consiglio comunale, ha emesso un'ordinanza che consente nell'area urbana non meno di 40 passaggi (ufficiali) di camion al giorno, per i paesi di Castelpoggio, Gragnana e centro città di Carrara».

E proseguiva, inoltre, facendo notare che «nessuna contromisura igienico-sanitaria (in ordine al lavaggio dei camion, come da protocollo Asl, e all'emissione di polveri sottili) è stata presa, per non parlare dei rischi per la sicurezza del traffico e per la tenuta del manto stradale su versanti già di per sé franosi; si è quindi deciso di sacrificare definitivamente la strada di Campocecina – da sempre tenuta in condizioni disastrose –, e le attività ricettive ed escursionistiche che vi fiorivano».

«Merita invece ricordare – puntualizzava la nota – che le cave in questione hanno già violato per anni l’obbligo di estrarre almeno il 25 % di blocchi (si attestano al 10 % di blocchi, 90 % di detriti) e quello di portare a valle i detriti (che invece hanno abbandonato in loco), ma soprattutto hanno lavorato senza il minimo rispetto ambientale, creando depositi di oli esausti e vaste distese di marmettola esposte al dilavamento meteorico, con grave inquinamento dell’acquifero».

E quindi, in conclusione, per “Ferma la distruzione delle Alpi Apuane”: «le cave e i transiti in questione rappresentano insomma il modo peggiore di interpretare l'attività estrattiva nel nostro territorio: non solo i danni alla collettività superano di gran lunga il ritorno economico, che avvantaggia i soliti noti, ma rappresentano il prodotto di un'attività illegittima che, al pari della mafia, non dovrebbe avere diritto di cittadinanza neanche se la ricaduta occupazionale fosse tre volte quella dichiarata».

E allora dopo le note di Musica sulle Apuane, si è fatto spazio il suono della protesta e catena umana è stata, fatta quasi a protezione delle montagne.

Dopo il flash mob il pomeriggio è poi andato avanti con gli organizzatori che si sono intrattenuti con i presenti per fare il punto, per spingere le riflessioni, il perché della protesta, oltre il flash mob.

«Una grandissima cosa – hanno commentato gli organizzatori dell'iniziativa – dove hanno partecipato molte persone. E' andato tutto veramente bene e possiamo dirci più che soddisfatti per questa giornata».

«E adesso – hanno concluso gli organizzatori del flash mob – visto il buon esito di questa iniziativa, proveremo a fare qualcosa sulla falsariga anche per altre zone».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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