Il Tirreno

«Va ridotta la Tari per le aziende con rifiuti speciali»

«Va ridotta la Tari per le aziende con rifiuti speciali»

Nuovo appello ai sindaci della Provincia della Cna «Un tributo che si è trasformato in bancomat per i Comuni»

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MASSA CARRARA. Riducete la Tari per le imprese che producono rifiuti speciali. Ma dai comuni apuo-lunigianesi fanno orecchie da mercante. E' rimasto fino ad oggi inascoltata la richiesta di Cna Massa Carrara di un incontro con gli assessori al bilancio dei comuni della provincia per parlare della possibile ed auspicabile riduzione della Tari per le imprese che producono rifiuti speciali.

Le sole imprese della provincia di Massa Carrara hanno pagato 25 milioni di euro di Tari per il solo 2015: è la stima delle tasse pagate su rifiuti già avviati allo smaltimento, a causa di una diffusa applicazione illegittima della Tari, il tributo destinato a coprire le spese sostenute dalle amministrazioni municipali per il servizio pubblico di raccolta dei rifiuti. Un tributo trasformato in un bancomat per i Comuni che il sistema produttivo è costretto ad alimentare. Il prelievo non è di oggi. Dalla Tarsu alla Tia, dalla Tares adesso alla Tari la storia non cambia. Molti comuni continuano a chiedere soldi anche sui rifiuti speciali che le imprese smaltiscono tramite i circuiti di raccolta privata, in maniera ecologicamente corretta e coerente con i principi comunitari.

A seguito della sentenza della Corte Suprema di Cassazione 9858/2016, nella quale la Sezione Tributaria della Corte ha espressamente dichiarato che, come per la Tarsu, anche per la Tia, considerata una semplice variante di quest'ultima, "nella determinazione della superficie tassabile non si tiene conto di quella parte di essa ove per specifiche caratteristiche strutturali e per destinazione si formano di regola rifiuti speciali", il 27 maggio del 2016 la Cna Massa Carrara ha chiesto un incontro agli assessori al bilancio dei Comuni della Provincia per affrontare il tema dell'esclusione delle aree nelle quali si producono rifiuti speciali dal calcolo della Tari. In sintesi: officine meccaniche, imprese della nautica e tutte le attività che producono rifiuti classificati come speciali hanno pagato e continuano a pagare la Tari quando in realtà hanno già versato una quota per lo smaltimento contenuta nella Tari. Di fatto pagano due volte per lo stesso rifiuto. «Ad oggi - spiega Paolo Bedini, Presidente Cna Massa Carrara - non abbiamo ancora ricevuto riscontro a questa richiesta di incontro ne tanto meno alcuna risposta». Se i comuni apuani sono "sordi" in Italia ci sono anche esempi positivi come nel caso del Comune di Comiso che ha accolto le istanze delle imprese di applicare l'esenzione delle superfici tassabili all'intera area aziendale che produce nel proprio ciclo di lavorazione rifiuti speciali, smaltiti quindi a pagamento dall'impresa e non a carico del servizio di raccolta comunale. «L'indifferenza delle nostre amministrazioni - spiega Paolo Ciotti, Direttore Cna Massa Carrara - è l'ennesima prova della distanza dalle esigenze delle imprese. I comuni non percepiscano il ruolo delle associazioni. Mi auguro che si ravvedano prima che alcune aziende intraprendano azioni legali: l'applicazione della Tari, per alcune di loro, è illegittima».

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