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«Hanno usurpato un bene collettivo»

«Hanno usurpato un bene collettivo»

MASSA. Di chi sono le cave di Carrara? Hanno gli industriali del marMo un diritto di proprietà “pieno” sugli agri marmiferi che rientrano fra i cosiddetti beni estimati? E quante sono le cave che...

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MASSA. Di chi sono le cave di Carrara? Hanno gli industriali del marMo un diritto di proprietà “pieno” sugli agri marmiferi che rientrano fra i cosiddetti beni estimati? E quante sono le cave che sono in regime di beni estimati (ossia, diciamo, non in concessione ma nella disponibilità delle imprese)? Se ne discute da 250 anni, dai tempi dell’editto di Maria Teresa, si continua a farlo anche oggi. Gli imprenditori che lavorano le cave in regime di beni estimati sono sicuri: quei beni sono nostri, dicono in sostanza. No, obietta il Comune, sono come gli altri agri marmiferi, patrimonio indisponibile del Comune, che li dà in concessione (onerosa a chi li lavora).

«Oggi non si discute una causa qualsiasi: su un semplice riconoscimento di proprietà, oggi in tribunale la Sam vuole rivendicare e ottenere la legititmazione di un diritto su beni pubblici, le cave, che nasce da un’usurpazione degli agri marmiferi e che si basa su una serie di atti illegittimi. Noi siamo qui a ribadire che la proprietà delle cave é pubblica e siamo qui a ricordare al giudice la necessità di un ulteriore approfondimento sulla natura e sulla reale estensione dei beni estimati, Una ricognizione necessaria per tutelare gli interessi della collettività carrarese», dice Matteo Bartolini al megafono davanti ai cancelli del tribunale.

Il problema è anche, sintetizza Ildo Fusani, ex assessore al Marmo e oggi in Sinistra Anticapitalista, che «c’è stato un abnorme allargamento delle superfici di questi beni. La documentazione da noi raccolta consente di stimare che nel 1731 le superfici riferibili ai beni estimati fosse sui 5mila metri quadrati, oggi le imprese ne rivendicano 5 milioni, mille volte tanto. Ci deve essere qualcosa che non va». «Dovrebbe essere il Comune – aggiunge la consigliera Claudia Bienaimè – ad accertare questa incongruenza. Non lo ha fatto, lo facciamo noi».c.f.

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