Il Tirreno

«Non si può solo affettare le montagne»

Dalla tavola rotonda dei geologi l’appello-richiesta di una norma unica sulla sicurezza per le cave

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CARRARA. «Una filiera che sia in grado di implementare buone pratiche per la sicurezza, pur nella consapevolezza che una cava di marmo qualche rischio lo comporta sempre, e arrivare ad un testo unico che semplifichi la burocrazia, anche dei controlli. Ma anche pensare a sgravi contributivi per gli operatori virtuosi, per chi cioè opera nel rispetto delle autorizzazioni e della sicurezza».

È quanto è emerso all'incontro "Attività estrattiva, sicurezza in cava oggi e domani" organizzato nel Palazzo della Provincia di Massa, dall'Ordine dei Geologi della Toscana. Obiettivo dell'incontro era quello di far dialogare i principali operatori del settore, istituzioni, privati e cavatori per trovare il modo di dare vita ad una filiera di estrazione del marmo che ponga la sicurezza al primo punto: dalla progettazione alla lavorazione. Perché, come ha affermato la presidente Maria Teresa Fagioli: «Affettare la montagna è operazione sistematicamente ed intrinsecamente pericolosa, ancor di più quando la montagna è ripida e gli ordini vanno evasi alla svelta, pena perderli».

I cavatori al centro della filiera. «La loro cultura - continua Fagioli - è leggendaria. Ma con le tecnologie disponibili ed il valore intrinseco di quanto estratto, il problema di come non soccombere alla pericolosità dell'attività estrattiva del marmo, ovvero come fare sicurezza in cava, non è solo una questione di contrasto agli interessi speculativi, è anche qualcosa che coinvolge profondamente il modello culturale di riferimento e la capacità del corpo sociale di organizzarsi. Perché in cava si muore e ci si fa male, anche perché parte del quadro normativo sulla sicurezza porta la chiara impronta di chi in cava, ovviamente, non c'è mai stato».

Regole certe e rispetto delle norme con un quadro legislativo chiaro. Come ha evidenziato Francesco Ceccarelli vice presidente OGT e coordinatore Commissione Cave OGT, «Si deve partire da una progettazione ben fatta, che prevede la collaborazione tra cave dello stesso bacino e la consapevolezza che in materia di sicurezza non si può scherzare». Da qui le proposte dell'Ordine per provare almeno a ridurre i rischi di incidente. «È auspicabile una norma unica sulla sicurezza per le cave, inoltre, deve essere rivista e dettagliatamente specificata la figura del direttore dei lavori, infatti, riteniamo opportuno inserire una limitazione al numero di direzioni lavori».

Controlli, ma da soli non bastano. In cava si continua a morire. I controlli ci sono, vengono riscontrate violazioni, notificate sanzioni. Ma in cava si continua a morire. Perché ancora molte cose non vanno, come ha messo in luce Maura Pellegri ingegnere del Pissl, secondo cui spesso i capi cava sono lasciati soli a prendere le decisioni. E anche i direttori spesso sono oberati di responsabilità. Alla tavola rotonda, il procuratore della Repubblica di Massa e Carrara Aldo Giubilaro, ha auspicato una maggior cultura della legalità, mentre il sindaco di Carrara, Angelo Zubbani, e il vicesindaco di Massa, William Berti, hanno ribadito l'impegno del Comune non solo verso le attività estrattive, ma anche alla stesura di regolamenti comunali per un corretta coltivazione delle cava. Infine l'onorevole Martina Nardi (Pd) e la senatrice Sara Paglini (M5S), hanno preso l'impegno a farsi carico a Roma delle istanze del territorio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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