Cimiteri, alt ai nuovi loculi: consumano troppo suolo
Come nell’edilizia Comune e Apuafarma puntano sul “recupero dell’esistente” e riducono da 60 a 25 anni le concessioni. La protesta della vedova Maura Ricci
CARRARA. Maura Ricci, la vedova bergiolese che un anno fa si incatenò in comune perché nel cimitero del paese non c’era spazio per le ceneri del marito deceduto diversi mesi prima, torna all’attacco di Apuafarma. «Avevano promesso di costruire 56 loculi e ancora non si vede nulla». La replica dell’amministratore della solcietà municipalizzata, Fabrizio Volpi è però tranchant: «Scelta gestionale, basta nuove costruzioni».
Grazie alla sua battaglia, lo scorso aprile le ceneri del marito hanno trovato degna sepoltura nel campo santo di Bergiola. Ma lei, Maura Ricci, la vedova bergiolese che lo scorso agosto si incatenò in municipio in segno di protesta per essere stata costretta a conservare in casa l’urna del caro estinto, continua a vigilare su quanto accade nel cimitero del suo paese. E a poco meno di un anno da quella clamorosa iniziativa torna sul piede di guerra: «Avevano promesso di realizzare 60 ossari e 56 loculi. I primi sono stati costruiti ma dei secondi non si vede ancora traccia» attacca la donna, rispolverando il progetto che l’amministrazione comunale e Apuafarma le avevano mostrato nei giorni della sua protesta. La signora è tornata a mobilitarsi perché, racconta, gli ultimi due defunti del paese sono stati sistemati in loculi già esistenti, previa estumulazione delle salme che essi ospitavano. E questo perché, spiega la signora, da almeno due anni a Bergiola non ci sono spazi disponibili per i morti del paese.
«Le salme sono state tolte prima del tempo, per capirlo bastava guardare le lapidi» racconta la vedova, che reclama il diritto dei bergiolesi ad avere una degna sepoltura nella terra dove sono nati e cresciuti.
Il problema della mancanza di nuovi loculi riguarda praticamente tutti i cimiteri delle frazioni, da Gragnana a Fossola, e se pur in maniera meno marcata anche quelli principali, ovvero Turigliano e Marcognano, che “servono” Carrara, Avenza e Marina. Una risposta alle proteste della signora Ricci arriva direttamente da Fabrizio Volpi, l’amministratore unico di Apuafarma, la municipalizzata che gestisce i servizi cimiteriali: «Si tratta di una scelta gestionale. L’incremento della richiesta di cremazioni ha ridotto la domanda di spazi, per motivi facilmente intuibili. Non solo: da qualche tempo la durata delle concessioni per i loculi è stata portata, attraverso un apposito atto del consiglio comunale, da 60 a 25 anni e questo ci permette di riutilizzare le strutture già esistenti, evitando di consumare suolo e di costruire ex novo, e puntando così sul recupero e la manutenzione delle strutture esistenti», spiega Volpi. La linea scelta da Apuafarma è chiara: limitare le nuove costruzioni e utilizzare il più possibile quelle già esistenti, grazie anche alla riduzione dei tempi di estumulazione in una gestione che costringe di fatto a intensificare la manutenzione del costruito. Sì perché gli interventi sui loculi adesso vengono effettuati non più ogni 60 anni ma ogni 25, quando cioè scade il tempo della concessione e la salma viene estumulata. Un modo, secondo Volpi, di preservare il patrimonio esistente ed evitare il consumo di nuovi spazi. Tuttavia nei casi in cui le estumulazioni vengono effettuate prima della scadenza prevista, precisa l’amministratore unico, l’azienda richiede sempre il consenso delle famiglie, come è accaduto anche nei due casi segnalati dalla vedova bergiolese.
E sul caso della frazione di Bergiola, Volpi precisa: «Alla luce dello spopolamento delle frazioni a monte e dell’allungamento della vita media, nei paesi si registra una manciata di decessi l’anno. I funerali si contano sulle dita di una mano. C’è poi un impennata delle richieste di cremazione che contribuisce a ridurre ulteriormente la necessità di spazi. È per questo che ci siamo chiesti se avesse senso costruire 60 nuovi loculi quando, nei prossimi anni se ne libereranno diversi di quelli già esistenti».
Lo stesso ragionamento è stato applicato al cimitero di Turgliano, il più grande del territorio comunale dove, proprio in questi giorni, sono in corso le opere di manutenzione su un vecchio padiglione dove sono ospitate numerose salme che verranno presto estumulate. «Non è giusto impegnare risorse su cose che non servono. Diciamo “no” all’espansione dei cimiteri e “si” al recupero del patrimonio esistente» ribadisce Volpi senza escludere però del tutto la possibilità di effettuare nuove costruzioni, in modo “contingentato”. «Per Bergiola ad esempio stiamo valutando se realizzare una decina di loculi ex novo, per rispondere a eventuali emergenze» conclude l’amministratore unico di Apuafarma, lasciando intendere che la stessa valutazione sarà fatta per tutti i cimiteri del territorio comunale.
Cinzia Chiappini
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