Aldo Giubilaro furioso: non mi faccio intimidire
L’ira del procuratore nei confronti dei rappresentanti della coalizione di Carrara: «Non coinvolgetemi nei vostri giochini, avete davvero sbagliato indirizzo»
CARRARA. «Avevo preparato una risposta scritta al vostro infelice documento. Sette, otto pagine per replicare a una vostra uscita che non ho apprezzato nel merito e nel metodo. Ma ho preferito farlo guardandovi in faccia. È stata una presa di posizione impropria e sballata, una sparata fuori posto. Non voglio essere coinvolto se questo è un giochino politico io non ci sto. Se vuole essere una pressione nei miei confronti avete sbagliato indirizzo».
Non c’è che dire. Il procuratore capo Aldo Giubilaro è entrato subito nel merito. Ed è cominciata senza convenevoli la chiacchierata-faccia a faccia con i rappresentanti della colazione di centro sinistra. Sullo sfondo il documento della maggioranza, inviato alla stampa, in cui veniva messa nero su bianco la posizione della politica di governo locale dopo l’indagine (e gli avvisi di garanzia) sulla vicenda della spiaggia libera del Barumba.
«Non mi faccio intimidire dal vostro documento».
L’appuntamento in Procura, nell’ufficio di Aldo Giubilaro, era per le 11. Si sono presentati, puntuali, Raffaele Parririni, segretario comunale del Pd, Giuliano Fazzi, segretario comunale del Pri, Luca Vinchesi, coordinatore di Articolo primo, Luciano Tonarelli, della lista civica Carrara Futura, Lino Buselli, segretario comunale dei socialisti e Renato Ferri, segretario provinciale di Sel.
«Infelice, pessimo, fuori luogo»: così il procuratore ha definito il documento della coalizione. E poi si è sfogato.
«Ho 66 anni, e 42 anni di magistratura alle spalle - ha esordito - Sono stato sette anni sotto scorta e due volte hanno attentato alla mia vita, una volta stavano entrando in casa per uccidermi, mi hanno prelevato alle tre di notte e ho dormito 43 notti lontano dalla mia abitazione e dai miei cari. Io non mi faccio spaventare da questo documento “a bischero sciolto”. Se pensavate di farmi arrivare il messaggio “dottò, si dia una regolata” avete sbagliato di grosso. Queste cose non funzionano con Aldo Giubilaro».
«Parlate di legalità in maniera impropria».
«Parlate di legalità e trasparenza in maniera impropria per gli altri, ma non vale per voi - ha dichiarato il procuratore - Prendete il codice: l’articolo 112 recita che il pm ha l’obbligo del’azione penale. Io ho l’obbligo di andare avanti, se mi arrivano 200 denunce e sono riconducibili elementi di reato io procedo».
«Non è colpa mia - ha aggiunto - se mi arrivano più notizie di reato nei confronti di un Comune anzichè un altro. Non dovete prendervela con me, dovreste piuttosto riflettere e chiedervi: “Come mai? Facciamo mica qualcosa di sbagliato? Mica non ci facciamo capire dalla gente?».
«Il rispetto per le istituzioni io ce l’ho, voi avete cercato di deligittimarmi».
«Io sono sempre stato trasparente, non ho mai ricamato sulle cose non ho fatto ingerenze - ha proseguito Giubilaro - Sela gente vi critica e esprime il suo malcontento io, la Procura, non c’entra niente. Voi siete stati tutt’altro che rispettosi delle istituzioni, con un documento che ha cercato di deligittimare un procuratore: questo concetto vi ha almeno sfiorato?»
«Devo smettere di fare il mio lavoro perché destabilizzo? - ha tuonato il procuratore - lo ripeto, avete sbagliato indirizzo».
«Chi è stato eletto non può fare ciò che gli pare».
È un fiume in piena il procuratore capo. E cita punti precisi del documento della coalizione: «che voi avete dato alla stampa, non siete venuti a parlare di nulla con me, anche se il mio ufficio è sempre aperto».
E ha aggiunto: «Chiedete di “lasciare amministrare senza ingerenze”, e questa è una frase buona per tutte le stagioni. Non serve a nulla o è detta con arroganza e presunzione tipo “noi siccome siamo stati eletti possiamo fare quello che ci pare e piace. Ma non è così. No, bisogna accettare le critiche e il fatto che il procuratore venga a impicciarsi laddove ci sono denunce e si profilano ipotesi di reato penale».
«Se avevate intenzione di bacchettarmi con il vostro documento, beh ci vuole ben altro - ha concluso il procuratore - Non è servito neppure l’attentato alla mia vita a farmi indietreggiare di un millimetro. Adesso dovreste chiedere scusa al procuratore perché documenti come quello che avete inviato alla stampa non vanno scritti».
Questa la posizione di Aldo Giubilaro. Le scuse poi, alla fine, non sono arrivate. Si è parlato di una interpretazione errata del documento e la colazione ha cercato di fare chiarezza. Ma così non è stato e alla fine i politici sono stati quasi “cacciati “dal procuratore.
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