Il Tirreno

Quel simbolo di Marina abbandonato al degrado

Quel simbolo di Marina abbandonato al degrado

L’hotel Milano nella centrale piazza Betti è chiuso da diversi anni La denuncia di Stefano Caruso: «Cade a pezzi e ci entrano per drogarsi»

3 MINUTI DI LETTURA





MARINA DI MASSA. Una volta era l’hotel per eccellenza di Marina di Massa. Il simbolo di un turismo che andava e che sfiorava il lusso: albergo a due passi dal mare, con vista montagne, in una zona un po’ chic e un po’ casual come in fondo è sempre stata Marina. Adesso l’hotel Milano, piazzato nel cuore della località marinella, è un concentrato di degrado. Chiuso, abbandonato, con segni di vecchiaia che stonano completamente con la voglia di modernità di quella zona. Una porta è stata forzata e dentro, al posto delle vecchie eleganti sale, uno scenario degno da Trainspotting: una stanza mezza spoglia, un tavolo, un cucchiaio bruciato, accendini, segni del passaggio di qualcuno che non era certamente un turista.

A denunciare il tutto è Stefano Caruso, consigliere comunale di Italia Unica, che ha realizzato un vero e proprio book fotografico dell’orrore. «Da tempo solleviamo critiche sul concetto di fare turismo e promozione del territorio adottato dal sindaco Volpi - commenta - Abbiamo assistito alle foto di copertina mentre inaugura una targa lungo il Frigido appena ripulito, alle dichiarazioni rese in merito alla rasatura delle aiuole operata a Marina, quasi come se fosse un’eccezionalità curare l'ambiente. E soprattutto - continua - abbiamo assistito al plauso degli operatori di Marina che non vedevano l’ora di celebrare l’elegia di un sindaco molto attento alla forma e disinteressato dalla sostanza. L’importante è distogliere, o far distogliere, lo sguardo dai veri problemi che avvolgono la città».

Il riferimento è proprio all’hotel Milano piazzato nella centrilissima piazza Betti. «Una struttura chiusa da troppi anni - continua il consigliere comunale - che è il paradigma della teoria sociologica delle finestre rotte: basta rompere un vetro ed il degrado in breve tempo è assicurato. Più volte ci si è domandati perché questa struttura centralissima avesse chiuso, ma ancor più perché siano passati molti anni senza che qualcosa sia stato fatto. Logicamente sono questioni che appartengono al privato, ma il degrado e la sicurezza pubblica sono un dovere di chi amministra».

La struttura dell’hotel, come fa notare Caruso, «è stata violata forzando una porta laterale di accesso da via Manzoni», rendendo possibile a chiunque di entrare all’interno. Entrando si nota che una parte del soffitto è caduta a terra, «e che - fa sapere Caruso - i tavoli della sala sono stati utilizzati per il taglio e l’uso di stupefacenti, essendo presente una mezzaluna e un cucchiaino per scaldare la droga con ancora residui del prodotto». Le finestre dell’hotel, che prima erano chiuse, adesso sono aperte o semi chiuse «dimostrando che le stanze sono utilizzate non si sa da chi e per cosa».

La sporcizia e la fatiscenza avvolgono totalmente quello che era uno dei simboli di Marina di Massa. «Ci chiediamo - continua - se questa sia la risposta che la città è in grado di dare al turista. Se, forse, a nostra insaputa, il sindaco ha dato una parziale risposta all’emergenza abitativa. Oppure se tutti sanno e nessuno intende prendere il coraggio di fare un’ordinanza per chiedere, quanto meno, una sistemazione dell'area nell'imminenza della stagione estiva.

Poi il ragionamento sulla tassa di soggiorno. «Altrimenti si verifica quello che diciamo da anni - chiarisce Caruso - la paura di mettere un’adeguata imposta di soggiorno (che in realtà sarebbe denaro per le casse del comune proveniente non certo dai cittadini massesi, oramai vessati da ogni tipo di scelta politica adoperata da questa amministrazione e da quella che l'ha preceduta) è dettata dalla consapevolezza di non essere all’altezza di offrire al turista una vera e propria località turistica accogliente proprio per il degrado e l'incuria cui, pare, il sindaco non sappia assolutamente porre rimedio. Speriamo - conclude - di vedere quanto prima migliorare la situazione ed avere la sicurezza di non trovarsi una centrale di spaccio o di consumo di stupefacenti proprio nel “salotto turistico” di questo comune».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino