Il Tirreno

I fratelli Varese, la dynasty dei sindaci di Podenzana

di Gianluca Uberti
I fratelli Maurizio e Riccardo Varese
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I fratelli Maurizio e Riccardo Varese

Maurizio guidò il Comune nei primi Anni 90, Riccardo è primo cittadino dal 2004. «È cambiato il mondo ma Pagliadiccio e Seralta sono ancora divisi»

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PODENZANA. Fratelli di sangue e di partito. Di passioni politiche e anche, almeno in parte di destini. Riccardo e Maurizio Varese, socialisti ed entrambi sindaci di Podenzana , si racontano.

Parlare con loro è un po’ come fare un viaggio nella storia del paese. Maurizio, il più giovane dei due, è nato il 13 giugno 1963, è, curiosamente, diventato il primo fratello sindaco: ha guidato Podenzana dal 1990 al 1993, e ricorda con una certa nostalgia quei tempi: «Sono trascorsi poco più di 20 anni, ma è cambiato il mondo, nel frattempo, e la tanto bistrattata Prima Repubblica non era poi così male e un po' la rimpiango. I partiti erano più forti di adesso, gli amministratori non erano lasciati soli e c'era ancora un sistema che consentiva la partecipazione». Parole a cui fa eco Riccardo, sindaco di Podenzana dal 2004 ad oggi, nato il 28 dicembre 1956, il quale sottolinea che «è la funzione dei partiti ad essere cambiata e ora, infatti, la maggioranza consiliare che guido è meno marcatamente politica».

Ed è da un partito storico come il Partito Socialista Italiano che provengono i fratelli Varese, cresciuti con la passione politica per gli ideali socialisti, respirata in casa grazie al padre Rinaldo e al loro mentore, il partigiano Eugenio Lenzi detto "primula rossa", che fu sindaco di Podenzana dal 1970 al 1985. Ma non è soltanto la politica ad essere cambiata, è l'approccio della gente a quello che la circonda ad essere mutato, come spiega Riccardo quando fa riferimento al boom demografico nel Comune di Podenzana, passato dai circa 1.600 abitanti sotto l'amministrazione comunale guidata dal fratello ai circa 2.200 abitanti attuali: «C'è meno attaccamento al territorio, la gente lo sente di meno, anche perché la maggioranza dei nuovi residenti a Podenzana proviene dallo spezzino e dal sarzanese. È anche merito delle varie amministrazioni comunali che si sono succedute se siamo riusciti ad attirare ben 600 persone in poco più di 20 anni, che contribuiscono alle nostre entrate, in modo determinante, con gli oneri di urbanizzazione, ma, di certo, qui trovano un buon clima ed una migliore qualità della vita».

A Maurizio, poi, abbiamo chiesto che cosa è cambiato sul territorio da quando lui era sindaco: «La viabilità è nettamente migliorata, ma c'erano già grossi problemi a fare quadrare i conti». Ed è proprio dal punto di vista dei bilanci comunali che Riccardo non vede una situazione rosea: «Secondo me, i Comuni stanno andando alla deriva. Basti pensare che a Podenzana nel 2004 i trasferimenti statali erano di 500mila euro, ora si attestano sui 160mila euro».

Quale la soluzione? Riccardo non ha dubbi: le fusioni dei Comuni. «Personalmente sarei per un unico Comune in tutta la Lunigiana e continuo a ritenere che la mancata fusione fra i Comuni di Aulla e Podenzana, che la gente respinse nel referendum del 2013, sia stata un grosso errore».

Quindi, emerge nella conversazione il tema dei campanili e, ovviamente, spuntano anche modi di fare della gente che destano curiosità mista a stupore. Storie che, ormai esisstono soltanto nei paesi. Come, ad esempio, la divisione fra quelli di Serralta e quelli di Pagliadiccio, due frazioni del Comune, i cui abitanti sono storicamente divisi. Succede questo. Nella chiesa di Sant'Andrea di Montedivalli, famosa per essere stata ristrutturata e restituita alla popolazione proprio dall'amministrazione comunale guidata da Riccardo, durante le funzioni religiose le persone che vivono in località Serralta si siedono nei banchi a destra, perché più vicini a Serralta. Mentre i fedeli che vivono in località Pagliadiccio si siedono a sinistra per lo stesso, speculare motivo.

E legata a Sant'Andrea c'è anche la vicenda delle tre statue di arte sacra contese fra la Curia e la popolazione: la Curia nel 1992 le voleva portare via dalla chiesa, la popolazione, contraria, le nascose; ora sono tornate in Sant'Andrea protette da un sistema di allarme. «Nostra madre, Erminia Rocchi detta "Mariuccia", che di anni ne ha 78, ci ha sempre detto - esclamano all'unisono Maurizio e Riccardo - di pensare a Sant'Andrea e così abbiamo fatto. Anche perché la gente di Montedivalli sostiene che se le statue non stanno in Sant'Andrea, le persone non vanno in paradiso, quindi dovevano tornare lì...».

E c'è tempo anche per un momento di autentica commozione quando Maurizio ricorda, quasi in lacrime, che fu don Bartolino Bertacchini la prima persona a venire a congratularsi con lui quando divenne sindaco nel 1990, alla guida di una giunta di sinistra che comprendeva comunisti, socialisti e socialdemocratici: allo scomparso (e amato) parroco di Podenzana, tra l'altro, è stata intitolata la piazza di fronte al palazzo comunale.

Una ultima domanda, doverosa, è sul futuro, su che cosa c'è nel futuro dei fratelli Varese. Per Maurizio, di professione medico, c'è la propria carriera all'Asl, dove ricopre il ruolo di direttore del dipartimento dipendenze, mentre per Riccardo ci sono ancora i tre anni da fare come sindaco di Podenzana. Po si vedrà: «Se il partito avrà bisogno di me, io sono a disposizione, altrimenti non ho problemi a tornare a fare il mio lavoro, quello di responsabile dei servizi demografici del Comune».

C'è anche spazio per una battuta di Riccardo sul clima e sulle condizioni meteo che dividerebbe inesorabilmente Aulla e Podenzana: «Visto che Aulla d'inverno spesso è immersa nella nebbia, alla mattina gli aullesi chiamano qui per sapere se c'è il sole...».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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