Il Tirreno

Distretti sanitari, il sindaco Volpi all'attacco della Regione

Distretti sanitari, il sindaco Volpi all'attacco della Regione

I soldi deve darli Firenze. E sul Noa: "La politica non intervenga sui primariati"

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MASSA. Il concetto potrebbe essere riassunto con l’evangelico “Date a Cesare ciò che è di Cesare”. Che traslato nell’attualità politica, si traduce con un “Date al Comune ciò che è del Comune e date alla Regione ciò che è della Regione”.

Sì perché il sindaco Alessandro Volpi, restio alle uscite ufficiali, sul tema sanità alza la voce e con una nota mette i punti sulle “i” e precisa che «a rispondere economicamente e normativamente della sanità è la Regione». Vale a dire: le leggi sul tema sanitario le fa Firenze ed è Firenze che deve tirare fuori i soldi per realizzare opere e ampliare le esistenti. Potenziare - perché questo è il tema in ballo - la sanità territoriale, dalle Case della Salute, ai centri prelievi, dalle cure intermedie nel post dimissione alle quote di assistenza per le famiglie con disabili.

Il rischio accorpamento con Versilia e Lunigiana. Volpi non le manda a dire e non solo invita la politica a non metter più lo zampino nella scelta dei primari, ma disegna pure scenari poco incoraggianti, con il rischio, a seguito della nuovo legge regionale, «di accorpamenti delle nostre aree con zone limitrofe». Sì perché se la nuova legge (la 84) - chiarisce il primo cittadino - prevede, nel segno dell’efficienza, il passaggio dalle 12 ex Asl alle 3 attuali (le cosiddette Aslone) prevede anche una riorganizzazione del territorio, delle società della Salute e delle zone distretto. E tra quelle zone ci sono anche Massa, Carrara e Montignoso che hanno iniziato il percorso di integrazione dei servizi socio sanitari: «Un accorpamento con la Lunigiana o con la Versilia - dettaglia il sindaco - o con una delle due significherebbe mettere insieme realtà profondamente diverse, con la conseguenza di snaturare i tratti fondamentali di un sistema territoriale. In secondo luogo un accorpamento comporterebbe la realizzazione di un’unica zona con una popolazione molto ampia e con una superficie assai disomogenea; mettere insieme la zona distretto della Apuane e quella della Versilia produrebbe una zona con oltre 300.000 utenti. Nel caso di accorpamento con la Lunigiana sarebbero sacrificate alcune zone montane».

Quindi la stoccata alla Regione: «La proposta avanzata dall’assemblea regionale dell’ Anci (l’associazione dei comuni) di non procedere ad accorpamenti coglie bene la necessità sostenuta con forza dal territorio di non modificare la geografia delle zone. Ora è davvero fondamentale che il Consiglio Regionale, a cui spetta la decisione finale, accolga la proposta». Volpi assicura di voler combattere la battaglia contro l’accorpamento della sanità territoriale: «Sono nell’esecutivo della conferenza interzonale (che riunisce i sindaci della mega Asl ) e lì sono impegnato perché l’accorpamento non si realizzi».

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Soldi e finanziamenti. Norme, quindi, ma anche soldi. Soldi che - insiste - devono arrivare dritti dritti da Firenze: «Non è realizzabile un sistema di cure per acuti, centrato sui nuovi ospedali, senza una sanità territoriale pienamente finanziata. Nei nostri territori servono risorse vere per le Case della Salute, che devono essere messe sul tavolo dalla Regione, servono più quote sanitarie per migliorare la qualità e soprattutto la quantità dell’assistenza, serve un ulteriore potenziamento delle cure intermedie, in parte già avviato; serve una politica di sviluppo del territorio che è la condizione per rendere efficace la riforma introdotta dalla legge 84 e dalla revisione della legge 40. È molto difficile pensare che ad esigenze di questo tipo si possa provvedere con forme di sanità privata». Poi si affida ad un esempio: «Qui arrivano soltanto 180 quote sanitarie regionali per le famiglie che hanno una persona da assistere. In Versilia le quote sono il doppio». Insomma, se un sindaco - per citare Volpi, «può indicare un sito piuttosto che un altro per realizzare un distretto, i soldi per realizzarlo quel distretto deve metterceli la Regione e a garantire l’efficacia della struttura deve essere l’azienda sanitaria». E a chi gli ricorda che la scelta del sito per un distretto non è irrilevante e che la sua amministrazione ha bocciato l’ipotesi di un nuovo distretto alla Stazione, il sindaco replica: «Certo, la Casa della Salute va potenziata, la palazzina Ascoli (scuola infermieri ndr) potrebbe essere un’ipotesi, ma invito a pensare come sarebbe la situazione se via Bassa Tambura fosse stato dismesso senza certezza sui finanziamenti». Poi altra stoccata: «Le Regione sia chiara, ci dica quanti soldi dà e quando».

Primariati e politica. Non molla la presa Volpi e punta lo sguardo anche sul nuovo ospedale e sullo zampino della politica nei primariati: «C’è poi la questione del Noa che presenta molteplici aspetti da approfondire, e che certamente possono essere migliorati, partendo dal principio chiaro che la qualità dei servizi passa dalla qualità del personale, nelle cui selezione, soprattutto in quella delle figure apicali, è indispensabile l’assoluta centralità delle competenze, al di fuori da ogni valutazione di natura politica. Io, da sempre sono estraneo a queste dinamiche, ora tutta la politica si tiri indietro».

Il caso Astaldi. Ospedale significa project financing e project significa Astladi, una delle ditte costruttrici che ha messo sul mercato parte delle sue quote. Anche su questo Volpi interpella la Regione: «È bene che venga fatta chiarezza immediata, si tratta di un tema delicatissimo dal momento che tale cessione non può avvenire prima del collaudo amministrativo, solo dopo la verifica da parte delle aziende sanitarie del possesso, da parte del nuovo acquirente, di tutti i requisiti».

 

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