Il Tirreno

Una messa in ricordo di “Luchina”, ucciso dalla Sla

di Chiara Sillicani
Una messa in ricordo di “Luchina”, ucciso dalla Sla

MASSA. Non c’entra nulla con gli orologi, non ha nulla a che vedere con i calendari: c’è un tempo che è tutto percezione, dimensione individuale, assenza. Per Monica e Martina è così, per loro non...

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MASSA. Non c’entra nulla con gli orologi, non ha nulla a che vedere con i calendari: c’è un tempo che è tutto percezione, dimensione individuale, assenza. Per Monica e Martina è così, per loro non sono mai passati dodici mesi, per loro Luchina (così veniva chiamato dagli amici Gianluca Pucci) c’è. La Sla lo ha vinto, ha messo ko il suo cuore un anno fa esatto, nel giorno del compleanno di Martina, poco prima che la sua “bimba” si laureasse, ad una settimana dall’incontro, già fissato, con il suo idolo, Valentino Rossi.

Un anno che non ha cancellato, non ha lenito, «solo rafforzato legami» confida Monica. I legami di una famiglia che ha sempre combattuto insieme. Martina la corona d’alloro in testa l’ha messa e lo ha fatto in onore e ricordo di suo papà: una laurea con voti altissimi in scienze infermieristiche dedicata a suo padre, centrata proprio sul tema della Sla. Lei giovanissima, suo babbo lo sente accanto e lo immagina circondato da chi lo ama. Oggi Martina compie gli anni: la vita ha voluto che il giorno della sua nascita corrispondesse a quello in cui suo padre le ha detto addio. E lei in quella coincidenza vuole vedere un segnale: «Ciao babbo, come stai? - gli chiede in una lettera - Questo vorrei poterti chiedere ancora, uscire, darti un bacio ritrovarti ogni volta che torno a casa, ma non è più così. È passato un anno da quel giorno e non c’è momento in cui io non ti pensi. Vorrei sapere dove sei, cosa stai facendo, ti immagino su una nuvoletta circondato da tutte le persone più care, a ridere e scherzare come un matto, magari assieme alla tua cara nonnina che, come dicevi tu, era la tua mamma. Oggi come sai è il nostro giorno perché oltre ad essere nata io, il destino ha scelto questa data speciale per portarti per sempre via da me… sarà un caso, ma io lo voglio interpretare come un segno, come se in questo giorno la vita e la morte si incrociassero e ci fosse la rinascita. Tu hai fatto così anche nella malattia, hai sempre saputo affrontare e superare ogni ostacolo trasformandolo in risorsa, con la forza e la tenacia che ti hanno sempre contraddistinto. Il tuo essere e la tua determinazione ti hanno permesso di combattere e trovare il modo migliore per convivere con la Sla che ti aveva tolto l'autonomia di ogni gesto, ma non la voglia di vivere». Poi la tenerezza: «Mi manca tutto di te, la musica ad alto volume che rendeva ogni giorno una festa, la voce del computer che ormai era la tua voce, i dispetti tra noi, i messaggi che mi mandavi quando ero fuori casa, i pomeriggi che passavamo con la mamma a guardare le gare del nostro idolo Valentino Rossi, il tuo calore, i tuoi baci, la certezza della tua presenza… Hai lasciato un vuoto incolmabile dentro di me che cerco di colmare facendomi forza assieme alla mamma, andando avanti pensando che ci sei vicino e ci proteggi. Sei la mia vita, ti amo con tutto il cuore». Un amore che Monica e Martina manifestano ogni giorno stando vicino ai malati di Sla, sostenendo le loro famiglie, come membre dell'Aisla (associazione malati di Sla. Per massa carrara: 328 5856369). Oggi, alle 18.30, nella chiesa di Romagnano, una messa in ricordo del loro grande guerriero.

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