Il presidio
Lo Spino è sempre fiorito anche sotto la pioggia
Demoralizzati alcuni produttori: ci sono giovani che vengono solo per ubriacarsi Il nodo delle bottiglie: qualcuno si porta il cavatappi. Oggi il gran finale
MASSA. Dai merli dove nel medioevo si proteggevano i soldati dalle frecce nemiche, spuntano adesso centinaia di iphone. «Dé, facciamo una fotina», dice una ragazza, sui vent’anni, al gruppetto di amici. E «cheese»: ecco scattata la foto coi bicchieri in alto, gloriosi, e la borsetta rossa dello SpinoFiorito al collo, anche quella mostrata con orgoglio. Non serve chiedere da dove vengano, si sente: Livorno. Accanto a loro un uomo sulla quarantina è appoggiato al parapetto: nella mano sinistra ha un calice di vino bianco, nell’altra lo smartphone. Lo porta vicino alla bocca e manda un messaggio vocale: «Ci fermeremo qui stasera, non credo si riesca guidare». Anche lui con un accento abbastanza chiaro: milanese, o giù di lì. E accanto intanto passano: pisani, viareggini, spezzini e ovviamente massesi e carraresi.
Il castello Malaspina ieri si è riempito di persone, nonostante il sole che andava e veniva, nonostante la pioggia. Gli antichi corridoi, il cortile, i camminamenti sulle mura medioevali erano stracolmi per il terzo giorno della nona edizione dello SpinoFiorito. C’erano soprattutto giovani, ma anche adulti: donne eleganti, con il loro tacco dodici, avvolte in una nuvola di profumo. Uomini in giacca e cravatta, e scarpe lucide. Bambini che correvano su è giù, come pazzi. Perché in fondo lo Spino è così: attira tutti. Perché il vino è buono, perché la location è un paradiso e perché non succede quasi mai.
Il viaggio nel castello è un sogno. Dalle arcate esce fuori, verso la corte, un profumo di castagne sul fuoco. Dai cunicoli sale l’odore di formaggio stagionato, mentre dall’alto scende quello degli sgabei (il pan fritto). Un’orgia di sapori e di colori che quasi sballa. E poi i protagonisti: i produttori di vino. Tantissimi. Come l’azienda Villa di Negro di Bagnone o la Tenuta Lodolina, nel Candia. Tra gli espositori anche Pietro Mosti, vicepresidente del Consorzio del Candia, dell’azienda L’aurora di Francesco. «Siamo nati in questo territorio, nel Candia - dice Marco Rossi, il sommelier - e poi siamo arrivati anche a Pistoia, nella zona Chianti Montalbano». Una delle aziende senior, che lo Spino lo hanno inventato e cullato.
Ieri è stato consegnato anche lo “Spino” al migliore produttore dell’anno: l’azienda Calevro premiata per aver saputo valorizzare la propria impresa «nonostante gli eventi calamitosi subiti», con riferimento alle due frane del 2010 e del 2012.
Tutti, i sommelier e i produttori, a versar vino, a descriverli, a raccontarsi. Felici di essere lì, ma non troppo. O almeno non tutti. Perché la rassegna è bella sì. Ma a volte poco gratificante per chi ama il vino.
«Non è più una degustazione - spiega Alberto Della Tommasina, della Tenuta Lodolina - qui vengono, soprattutto ragazzini, per ubriacarsi. Ci sono anche giovani a cui interessa la storia del mio vino e ne abbiamo parlato. Ma gli altri vengono solo per bere. Per questo non so se il prossimo anno tornerò». C’è poi il problema delle bottiglie di vetro: secondo il nuovo regolamento non possono essere stappate e bevute dentro il castello. Il produttore può venderle, ma chiuse. «Il problema è che la comprano da me e poi vanno da un altro a chiedere di aprirla, oppure si sono portati da casa il cavatappi», spiega Luigi Pucci, dell’azienda agricola “Le canne”, anche questa nel Candia, alla sua terza esposizione allo Spino. «Io non sono qui per vendere - aggiunge - io sono qui per farmi conoscere. Ma non a tutti interessa».
È l’altro volto dello Spino: quello di giovani ubriachi, che scendono dal castello sbraitando, tirando bottiglie, spaccando tutto. Anche minorenni. Loro non potrebbero bere: alla consegna del bicchiere infatti viene chiesta la carta d’identità. Ma un giovane, si sa, trova sempre una via d’uscita. «La soluzione - consiglia il sommelier dell’azienda Villa di Negro, Fabio Frediani - sarebbe quella di non far entrare i minorenni, come al Vinitaly». E poi c’è la sporcizia. Lassù, negli angoli pieni di storia, si sono accumulate in questi giorni bottiglie di vino vuote, nella speranza, di essere rimosse il prima possibile. E oggi la rassegna continua e finisce. Nel giorno della Liberazione dell’Italia. Chissà che, la data, non porti anche consiglio.
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