Il Tirreno

«A Gaia tanti cognomi noti ma adesso è un’altra storia»

«A Gaia tanti cognomi noti ma adesso è un’altra storia»

Gian Maria Nardi, ex vicepresidente, parla degli esordi del gestore idrico Giuliano Minuto: errori iniziali, ora investimenti, agevolazioni e tariffa contenuta

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MASSA. Un inizio sofferto, senza un euro di capitale e senza un progetto industriale degno di questo nome, decine di Comuni che, con una scia di problemi, uniscono le forze, troppi dipendenti e le bollette che si impennano. Risultato: nella mente dei massesi l’equazione “Gaia” uguale carrozzone è automatica. Eppure chi in Gaia ha avuto un ruolo garantisce che la società è andata avanti, ha lavorato - e lavora - sodo per rimettere a posto i conti, denota sensibilità sociale e prevede agevolazioni e tutele per le fasce più deboli dei consumatori. E soprattutto - su questo pone l’accento - è interamente pubblica: il 100% del capitale in mano ai Comuni che l’hanno costituita, il socio privato non c’è. Insomma - per parafrasare - l’esordio non è stato dei migliori, ma Gaia ha fatto passi avanti da gigante. Ne è convinto Giuliano Minuto che, durante l’amministrazione Pucci, sedeva nel cda della società, ne è convinto Gian Maria Nardi, per 6 anni alla vicepresidenza.

Nardi non si nasconde dietro un dito e ammette che grossi errori, in fase di costituzione, nel 2005, sono stati fatti quando il servizio idrico è passato dai singoli gestori territoriali(Camuzzi Enel a Massa- Amia a Carrara) ad un unico soggetto: «La partenza non è stata delle migliori - Nardi entra nel dettaglio- senza capitale, senza un progetto industriale, con tanti dipendenti, troppi amministrativi». Nardi va al sodo: «In un territorio come il nostro, i problemi per la mancata crescita economica spesso si scaricano sul pubblico». Per chi non avesse capito: «In Gaia erano davvero tanti i cognomi noti, troppi dipendenti amministrativi, pochissimi tecnici». E a mandar avanti la macchina sono propri loro, i tecnici. Quadro poco incoraggiante, ma completamente mutato. Parola di Gian Maria Nardi e di Giuliano Minuto: «Adesso non è più così, la gestione è ben diversa, io - esemplifica Nardi - ho visto amministrativi essere utilizzati come operai, la società è stata risanata, fa investimenti, garantisce opere e interventi su rete e depuratori che i singoli comuni non potrebbero fare». Non potrebbero fare perché non ne avrebbero le forze economiche. Come non ne hanno avute per anni quando la gestione delle rete era in mano alle amministrazioni comunali. E adesso ne avrebbero ancora meno considerato che la legge impone di coprire servizio e investimenti con la tariffa, senza ricorrere alla fiscalità generale. Tradotto: i soldi delle bollette devono coprire le spese per acqua, rete, depurazioni, interventi ordinari e straordinari. E non possono essere utilizzate risorse provenienti da altre voci.

«Vero - ammette Minuto- Gaia ha commesso due errori iniziali, con un carico eccessivo di dipendenti e l’assenza di capitali. La svolta si concretizza nel 2008 con la ricapitalizzazione: Massa contribuisce per 2 milioni e 300.000 euro. Diminuisce il personale, arrivano elevate professionalità tecniche, professionalità che oggi permangono e di cui è espressione il direttore Peruzzi, a lui dovremmo fare un monumento. Basti pensare allo snellimento del cda con costi ridotti da 500.000 euro annui fino a 130.000». Svolta, quindi e investimenti. Due elementi che spiegano perché le nostre bollette sono ben più alte rispetto ai tempi di Camuzzi: «Il precedente gestore - Minuto entra nel vivo - non ha fatto investimenti. Per 10 anni non si è fatto nulla sulla rete, non dobbiamo dimenticare che Gaia, invece, ha pagato il depuratore nuovo, all’ex Cersam, per 9 milioni e a breve realizzerà, per 3 milioni, il tratto fognario di Ronchi Poveromo. Non solo, è Gaia che ha risistemato l’acquedotto del Cartaro. Prima di Gaia la dispersione nelle bollette era altissima e minimi gli investimenti». Meno rigore su conguagli e morosità - per spiegare - meno soldi in cassa e pochissime opere. Ma non finisce qui perché Gaia ha 48 comuni soci e copre una enorme porzione di territorio montuoso e portare l’acqua a Gallicano - esemplifica Nardi - non è certo come portarla a Milano. Rifornire i versanti costa, ma nonostante questo alle zone montuose Gaia garantisce - rincara Minuto - uno sconto del 18% sul servizio idrico: «C’è una dimensione solidale che ha consentito l’applicazione di agevolazioni per reddito e famiglie numerose. Il costo al metro cubo dell’acqua, a Massa, è il più basso della Toscana». Poi Minuto si affida ai numeri: con 3 euro si acquistano circa 9 litri di minerale. A quel prezzo, Gaia di litri ne fornisce 1.000.

Insomma, un inizio non proprio esemplare, ma adesso una gestione oculata, affidata a i tecnici, che tiene conto delle fasce più deboli e prevede investimenti. Ora rimane, però, da spiegare al consumatore se e quanto gli errori iniziali ricadano sulle sue spalle.

Chiara Sillicani

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