Il pm Conforti sale in cava Ascoltati primi testimoni
CARRARA. Il pubblico ministero Alessandra Conforti, che ha ereditato l’inchiesta sull’incidente nella cava Antonioli dalla collega Alessia Iacopini, ieri mattina ha compiuto il suo secondo atto da...
CARRARA. Il pubblico ministero Alessandra Conforti, che ha ereditato l’inchiesta sull’incidente nella cava Antonioli dalla collega Alessia Iacopini, ieri mattina ha compiuto il suo secondo atto da quando è diventata titolare dell’indagine (il primo è stato firmare il nulla osta per la sepolture dei due poveri cavatori): è salita sulle Apuane facendo un sopralluogo sotto il costone che si è staccato travolgendo le vittime mentre stavano lavorando. Era la prima volta che andava lassù, dato che le verifiche finora erano state fatte dalla Iacopini.
Il sostituto procuratore Conforti ha deciso di non nominare consulenti, affidandosi agli esperti di infortunistica dell’Asl. Che in questi giorni tra l’altro hanno raccolto parecchio materiale. Materiale che il pubblico ministero sta consultando insieme al maresciallo Antonio Munda. Gli indagati restano tre: il titolare della cava Cesare Antonioli, il direttore dei lavori Carlo Musetti e il responsabile sicurezza del cantiere Massimo Gardenato. Ma come detto sono stati i primi nomi che la procura ha iscritto nel registro per dare modo loro di seguire le fasi delle due autopsie eseguite dal medico legale Luigi Papi sabato pomeriggio all’ospedale Versilia. Non è detto che consultando il materiale sequestrato nella cava non emergano altre responsabilità, quindi.
In questi giorni di lutto gli inquirenti non si sono fermati un attimo: dopo la notifica agli interessati dello status di indagati e le autopsie sono stati fatti altri sopralluoghi alla cava (l’ultimo come detto ieri mattina), ma soprattutto sono stati sentiti parecchi testimoni. Tutti quelli che hanno assistito al crollo del versante. In particolare i carabinieri e il commissariato di polizia di Carrara hanno interrogato i colleghi di Federico Benedetti e Roberto Ricci Antonioli, chiedendogli quali erano le condizioni di lavoro quando operavano su quel versante. Nei giorni scorsi era circolata la voce che gli operai stessero mettendo in sicurezza in versante, dato che si temeva un crollo. Voce che la procura ha definito infondata.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
